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La dovuta diligenza delle imprese sotto la lente del Parlamento europeo

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La dovuta diligenza delle imprese sotto la lente del Parlamento europeo

   

05 maggio 2021

Europa

I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

Il 28 aprile ricorreva la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, che quest’anno l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha celebrato valorizzando la Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro 2006 (C-187) con un rapporto che approfondisce la strategia per rafforzare la resilienza dei sistemi nazionali e aziendali di salute e sicurezza sul lavoro (SSL), per affrontare la crisi attuale e quelle future.

Il rapporto “Anticipate, prepare and respond to crises. Invest now in resilient OSH systems evidenzia il ruolo fondamentale dei sistemi normativi e delle istituzioni di salute e sicurezza sul lavoro durante la pandemia, quello dei meccanismi di controllo, dei servizi sanitari e di consulenza, della raccolta dati, della ricerca e della formazione, nonché come le micro e piccole imprese abbiano spesso faticato nell’attuare le misure di SSL, soprattutto a causa della mancanza di risorse per adattarsi ai nuovi rischi imposti dalla pandemia.

Dai dati dell’OIL emerge poi che sono circa 25 milioni le vittime di lavoro forzato nel mondo, 152 milioni i minori sfruttati2,78 milioni le morti per malattie professionali, e 374 milioni gli infortuni sul lavoro. Ad aver attuato la dovuta diligenza in materia di diritti umani è solo il 37% delle imprese: la dichiarazione tripartita di principi sulle imprese, le linee guida dell’OCSE sul dovere di diligenza, e il Global Compact delle Nazioni Unite del 2012 (con i suoi dieci principi riguardanti i diritti umani, il lavoro, l’ambiente e la lotta alla corruzione), in quanto normativa di carattere volontario, hanno ottenuto effetti molto limitati nel tempo.

Solo Francia e Paesi Bassi hanno già una legislazione vincolante in materia: in particolare, la prima prevede la responsabilità amministrativa per l’inosservanza dei requisiti di due diligence e la responsabilità civile per la riparazione del danno cagionato.

Attesi gli effetti negativi sulla libertà di stabilimento e sulla concorrenza sleale, derivanti dall’assenza di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri, il Parlamento europeo ha dato l’abbrivio per una nuova direttiva volta a rendere le imprese responsabili di atti contro i diritti umani e degli standard ambientali lungo l’intera catena di valore. È il momento d’oro per le imprese attente e virtuose che, con lungimiranza e senso di responsabilità, hanno investito nella sostenibilità, nonostante gli effetti dannosi della concorrenza sleale.

 

Dovere di diligenza e responsabilità delle imprese: la Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2021. La risoluzione con cui gli europarlamentari – con 504 voti favorevoli, 79 contrari e 112 astensioni – hanno chiesto alla Commissione di adottare al più presto una direttiva per uniformare la legislazione degli Stati membri affinché le aziende vengano ritenute responsabili per le proprie decisioni su diritti umani, ambiente e buona governance segna un nuovo inizio nel rapporto tra imprese e sostenibilità.

La proposta di Direttiva spinge verso l’adozione di obblighi a carico delle imprese volti a individuarevalutare e prevenire gli effetti negativi – potenziali o effettivi – derivanti dalle loro attività e dalle loro catene di valore (in cui sono ricomprese tutte le operazioni, le relazioni commerciali, dirette o indirette, e le catene di investimento, in considerazione del fatto che molte violazioni sono commesse nelle fasi di delocalizzazione di parti della produzione, o nel momento dell’approvvigionamento delle materie prime) che potrebbero violare i diritti umani (ivi compresi i diritti sociali, sindacali e del lavoro), danneggiare l’ambiente (per esempio, contribuendo al cambiamento climatico o alla deforestazione) e la buona governance (mediante corruzione e tangenti).

Fil rouge che collega il tutto, gli obblighi di due diligence: strumento preventivo che richiede alle aziende di adottare misure proporzionate e commisurate in base alla probabilità e alla gravità dei loro impatti negativi, potenziali o effettivi, e alla loro situazione specifica, in particolare in relazione al settore di attività, alle dimensioni e alla lunghezza della catena di valore, alle dimensioni  e capacità dell’impresa, nonché alle sue risorse e alla sua affluenza.

In particolare, si prevede che le imprese saranno chiamate a produrre un documento annuale che renda pubblica la strategia adottata. In assenza del documento, le autorità nazionali sono invitate a prevedere indagini e controlli sul rispetto degli obblighi. In ogni caso, come sottolineato dal Parlamento europeo, il tutto non potrà risolversi in mero adempimento di un obbligo burocratico: sarà necessario un monitoraggio costante degli effetti delle strategie, in grado di coinvolgere tutti i portatori di interessi, e dunque le persone i cui diritti possono essere lesi dalle decisioni di un’impresa e i sindacati.

 

PMI. Per creare condizioni di parità, il futuro quadro legislativo sugli obblighi di dovuta diligenza dovrà avere una portata ampia e includere tutte le grandi imprese soggette al diritto di uno Stato membro o stabilite nel territorio dell’Unione, comprese quelle che forniscono prodotti e servizi finanziari. Le regole si applicheranno anche alle piccole e medie imprese quotate in borsa e a quelle ad alto rischio, previa assistenza tecnica per essere compliant ai requisiti richiesti. Il Parlamento europeo suggerisce di avvalersi dei nuovi strumenti tecnologici, come la blockchain, per consente di ricostruire e tracciare tutti i dati inerenti la catena di approvvigionamento.

 

Supporto legale per le vittime. Negli ultimi decenni le aziende del settore petrolifero, del gas, minerario e alimentare hanno provocato lo sfollamento di intere comunità indigene dai propri territori, senza alcun ristoro e alcuna consultazione degli interessati. I deputati chiedono allora alla Commissione l’accesso a mezzi di ricorso da parte delle vittime delle violazioni, nonché un esame approfondito delle imprese aventi sede nello Xinjiang che esportano prodotti nell’Unione, per meglio individuare le potenziali violazioni dei diritti umani (in particolare, per approfondire e risolvere la questione della repressione degli uiguri).

Al fine di garantire un effettivo risarcimento per le vittime, le imprese dovrebbero essere ritenute responsabili delle loro azioni secondo le leggi nazionali ed essere sanzionate per i danni che le imprese sotto il loro controllo hanno causato o contribuito a causare, a meno che non possano dimostrare di aver adottato tutte le misure ragionevoli per prevenire i danni.

Le nuove regole forniranno alle vittime il diritto legale per richiedere supporto e risarcimenti, e garantiranno equitàparità di condizioni e chiarezza legale per tutte le imprese, i lavoratori e i consumatori”, ha dichiarato la relatrice Lara Wolters (S&D, NL Labour Party).

 

Il cambiamento anche oltre l'UE. Questo primo importante traguardo potrebbe essere rivoluzionario anche tra le imprese operanti al di fuori dei confini dell’Unione, atteso che quelle che vorranno accedere al mercato unico europeo dovranno dimostrarne il rispetto. Gli europarlamentari hanno inoltre chiesto, quali misure aggiuntive, il divieto di importare prodotti legati a gravi violazioni dei diritti umani come il lavoro forzato o minorile. La Commissione ha annunciato che presenterà la sua proposta legislativa in materia entro la fine dell’anno.

La sostenibilità conviene. Le aziende più dinamiche e virtuose, che hanno ben pensato di muoversi per tempo in direzione della sostenibilità, non solo potranno beneficiare di significativi vantaggi, ma potranno anche ricorrere alla grande mole di flussi finanziari derivanti da Green Deal europeo e da Next Generation EU. Invero, l’accesso delle imprese agli strumenti di green finance dipenderà sempre di più dall’effettivo rispetto dei requisiti cd. ESG (Environment Social Governance), anche nelle catene di approvvigionamento.

La profittabilità collima dunque con la sostenibilità.

Ma cosa significa applicare la sostenibilità in azienda? Lungi dall’essere mero green washing, la sostenibilità mette al centro le azioni, i comportamenti e le scelte di sviluppo focalizzate non solo sui problemi a breve termine ma anche (e soprattutto) su quelli a lungo termine.

Un’azienda è sostenibile quando rispetta il paradigma delle 3P: 

Pianeta

Persone

Profitto

da declinarsi in: rispetto dell’ambiente circostante, supporto delle comunità locali, e produzione di utili da investire nelle proprie attività di impresa. 

È un processo top-down: una volontà che, partendo dall’imprenditore, viene assorbita nello statuto dell’azienda, e si diffonde verso il basso. Più alto è il livello di responsabilità in azienda, maggiore è la sfera di influenza che è possibile esercitare. In realtà, quindi, è al tempo stesso un processo bottom-up: di ogni singolo individuo. Sostenibilità è anche responsabilità spontanea, introiettata nella vision, nella vocazione dell’azienda, che deve ricomprendere tutti i portatori di interessi. In definitiva, è un modus vivendi.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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