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Riciclaggio e mafia: il Giano bifronte dell’economia criminale

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Riciclaggio e mafia: il Giano bifronte dell’economia criminale

   

25 marzo 2021

AR- UIF

I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

La straordinarietà dell’emergenza sanitaria da COVID-19, trasformatasi oramai, per forza di cose, in ordinarietà, ha imposto − a tutti i livelli istituzionali − la necessità di monitorarne gli effetti devastanti, oltre che sulla salute, sul piano della tenuta del sistema economico. Ciò nella piena consapevolezza che il lungo percorso per il superamento di un simile evento di portata globale, se non adeguatamente gestito, può rappresentare un’ulteriore opportunità di espansione di due patologie sempre più interconnesse: il riciclaggio e la mafia, il Giano bifronte dell’economia criminale.

Nell’ultima Relazione semestrale, relativa all’anno 2020, la Direzione investigativa Antimafia, a conferma delle denunce di magistrati ed esperti sui rischi in infiltrazione durante il lockdown, evidenzia il moltiplicarsi delle denunce di mafia e la generale «propensione per gli affari che passa attraverso una mimetizzazione attuata mediante il “volto pulito” di imprenditori e liberi professionisti attraverso i quali la mafia si presenta alla pubblica amministrazione adottando una modalità d’azione silente che non desta allarme sociale».

 

L'allarme nella relazione semestrale della DIA. Dal primo lockdown la criminalità organizzata ha continuato ad agire sottotraccia: dalle indagini emerge un calo delle attività criminali di primo livello (traffico di droga, estorsioni, ricettazione, rapine), in favore di un aumento, al Nord e al Centro, dei casi di riciclaggio e, al Sud, dei casi di scambio elettorale politico-mafioso e di corruzione.

In aumento anche le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) pervenute alla DIA rispetto allo stesso periodo del 2019: un dato indicativo, considerato il blocco delle attività commerciali e produttive determinato dall’emergenza da Covid-19. Quel che è ormai chiaro è che le cosche puntano a incrementare il consenso sociale mediante la disponibilità di liquidità e il c.d. welfare criminale: forme di assistenzialismo a privati e imprese in difficoltà. Il rischio latente − come si legge nella relazione − è che le attività imprenditoriali medio-piccole «possano essere fagocitate nel medio tempo dalla criminalità, diventando strumento per riciclare e reimpiegare capitali illeciti».

 

Gioco e criminalità. Nel “paniere” degli investimenti criminali spicca senza dubbio il gioco, strumento formidabile per il riciclaggio, un vero e proprio asset in grado di garantire alta redditività: «dopo i traffici di stupefacenti è probabilmente il settore che assicura il più elevato ritorno dell’investimento iniziale, a fronte di una minore esposizione al rischio».

Anche nella newsletter mensile dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia viene ricordato come nel settore dei giochi e delle scommesse online possa esserci un incremento di comportamenti illeciti.

Già nel mese di febbraio l’unità di intelligence finanziaria aveva attenzionato il tradizionale interesse delle organizzazioni criminali per i profitti connessi con il settore, chiedendo a tutti una “particolare attenzione” nei confronti delle operazioni di cessione e acquisizione degli esercizi commerciali nel comparto (del gioco), anche a livello locale. Sotto la lente della UIF sono ora anche i pericoli online:

“[L]e misure di distanziamento sociale e la conseguente crescita delle attività svolte per via telematica hanno contribuito alla diffusione delle transazioni online e all’impiego di “ATM evoluti” o di strumenti di pagamento basati su app mobile; occorre intensificare i controlli nonché considerare i rischi connessi con l’utilizzo del dark web e delle piattaforme o app di brokeraggio. Un incremento di possibili comportamenti illeciti può aversi nel settore dei giochi e delle scommesse online i cui profitti destano da sempre l’interesse delle organizzazioni criminali”.

Il monito è quindi quello di rafforzare le azioni e gli strumenti per contrastare il riciclaggio del denaro sporco e, per questa via, anche la criminalità organizzata. Alcuni gruppi criminali, infatti, invece che con le estorsioni, preferiscono “entrare” nella società con gli imprenditori, i quali sono così utilizzati − talvolta obtorto collo, talaltra meno − come immagine pulita dell’attività economica.

Peraltro, nella menzionata relazione, la Dia sottolinea proprio che la straordinaria capacità dei clan più strutturati di farsi impresa «è una potenzialità attraverso la quale la camorra potrebbe trarre ulteriore giovamento grazie anche alle prossime erogazioni di denaro pubblico, ad esempio, a sostegno del settore sanitario, della filiera agro-alimentare, del comparto turistico alberghiero e della ristorazione».

“Segui il denaro”, diceva Giovanni Falcone: il denaro lascia traccia, e seguire il denaro diventa il miglior modo per individuare i mafiosi in doppiopetto, dalla faccia apparentemente pulita. Al tempo stesso occorre tuttavia rinnovare il metodo “follow the money” attuandolo ai nostri giorni: dando la giusta importanza, ad esempio, all’utilizzo della nuova criptovaluta delle mafie: le opere d’arte. I capolavori, o anche solo le “croste”, con valutazioni gonfiate per plusvalenze illegali, sovente vengono utilizzati a garanzia dei pagamenti tra clan e per ripulire il denaro sporco alle aste di tutto il mondo.

 

L'aggiornamento del Protocollo d'Intesa. Intanto, uno spiraglio di luce: sono state aggiornate le previsioni del Protocollo d’Intesa, stipulato nel 2018 dalla Unità d’Informazione Finanziaria per l’Italia con la Direzione Nazionale Antimafia, volto alla collaborazione nell’attività di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo internazionale.

Il nuovo Protocollo punta sulla tempestività dei flussi informativi, dimezzando i tempi delle attuali comunicazioni tra la Direzione e la UIF, nonché la quantità dei dati scambiati per l’incrocio anagrafico, estesi anche ad alcune comunicazioni rese alla UIF dalle FIU estere (da aprile dello scorso anno sono pervenute 58 informative su operatività sospetta riconducibile all’epidemia; alcuni casi, per quanto non specificamente etichettati “COVID-19”, hanno evidenziato collegamenti significativi con l’emergenza sanitaria sulla base degli approfondimenti della UIF).

Il fine è quello di rendere sempre più immediato l’utilizzo delle informazioni contenute nelle segnalazioni di operazioni sospette e nelle comunicazioni delle FIU estere da parte della magistratura, e di favorire, dunque, la profondità delle analisi finanziarie svolte dalla UIF.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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