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Nuove sfide nella lotta al riciclaggio: la crypto arte tra NFT e AML

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Nuove sfide nella lotta al riciclaggio: la crypto arte tra NFT e AML

   

06 maggio 2021

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I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

Le organizzazioni criminali, da sempre dotate di spirito di adattamento agli scenari di crisi, sono ormai attive nel fornire “servizi sostitutivi” a quelli previsti dai Dpcm in vigore, non ancora esecutivi per assenza di provvedimenti attuativi. Con l’arrivo dei fondi europei destinati ad alimentare i piani di rinascita del Paese, la “sussidiarietà mafiosa” preordinata al riciclaggio dei grandi capitali illegali liquidi, accumulati grazie ai vari traffici illeciti praticati, potrà accrescersi ulteriormente.

Dall’istantanea delle reti criminali europee fornita da Europol nel report Socta 20211  emerge che il 68% delle reti criminali usa il riciclaggio di denaro quale metodo per rendere legali i proventi delle proprie attività illecite. A complicare ulteriormente il lavoro di ricerca delle forze dell’ordine c’è la neutralità del progresso tecnologico e digitale che, se da un lato aiuta a prevenire e intercettare le illiceità, dall’altro ne agevola la commissione.

Il cyber crime e gli NFT. Nuove sfide nel contrasto al riciclaggio nascono dal mercato delle criptovalute. Queste, se sfuggono al controllo, possono alimentare una società che pone l’economia virtuale al centro di una ipotetica curva gaussiana, dimenticandone code ed estremi.

Il mercato della crypto arte è ormai attivo a livello mondiale, basti pensare all’opera d’arte “The first 5,000 days” di Beeple, un enorme jpeg battuto da Christie’s con il metodo dei token non fungibili per 69.3 milioni di dollari, che ha segnato un primato nelle aste di arte digitale e nel mondo blockchain. Proprio per gli squilibri speculativi sul valore delle opere, sono in molti a descrivere la crypto arte come il miglior metodo di riciclaggio di denaro nel mondo delle criptovalute. C’è forse da interrogarsi, allora, sulla capacità della normativa esistente di far fronte al fenomeno.

I non-fungible-token, la cui origine deriva dalla volontà di meglio tutelare gli artisti, soprattutto in relazione alle opere d’arte digitale, rappresentano un sistema di autentica attraverso il quale contenuti digitali intangibili, “originali” o “rari” possono essere scambiati su un mercato digitale, utilizzando una valuta digitale.

All’apparenza infinitamente replicabili e uguali a tanti altri, tramite blockchain gli NFT sono in realtà un vero e proprio certificato di autenticità digitale: un contenuto viene certificato come “originale”, contraddistinguendosi dalle sue “riproduzioni”, e può pertanto essere venduto come tale ed essere opponibile a terzi.

Secondo i buoni propositi del loro ideatore, Anil Dash, i token dovevano contenere una copia esatta dell’opera d’arte digitale. Tuttavia, non avendo la tecnologia blockchain spazio sufficiente per ospitare sempre i lavori integrali, si è pensato di inserire, in luogo delle opere integrali, un URL delle stesse.

La soluzione adottata per il nuovo modo di vendere arte digitale si è rivelata utile anche per tutelare la proprietà intellettuale dell’opera, tant’è che anche la SIAE ha seguito la scia, decidendo di utilizzare i token per la tutela dei propri clienti. C’è stato quindi un forte hype, ampiamente sfruttato a livello commerciale.

I rischi. Come ogni progresso, anche questo non è esente da rischi latenti. Per talune caratteristiche, in primis l’anonimato degli acquirenti e la mancanza di certezza in relazione alla determinazione del valore (se non all’atto della transazione fra le due parti consenzienti), gli NFT possono costituire una bolla speculativa e un perfetto escamotage per il riciclaggio di denaro.

A ogni soggetto viene riconosciuta la piena riservatezza circa la sua identità. Gli utenti possono quindi avvalersi dello pseudo-anonimato proprio della blockchain e sottrarre al controllo di terzi le informazioni riguardanti l’oggetto degli scambi, in barba a ogni controllo cd. KYC. Un rischio rilevante, se consideriamo che l’insieme di procedure per acquisire dati e informazioni sull’identità degli utenti costituisce obbligo di legge ricompreso nel pacchetto AMLD, che ricomprende le direttive europee antiriciclaggio.

A ciò si aggiunge che non sono ancora state imposte restrizioni relativamente all’ammontare delle transizioni. Qualsiasi utente esperto potrebbe agire sotto traccia entrando e uscendo da blockchain differenti, mediante continui scambi di monete e gettoni liquidi, rivendendo e spostando la crittografia anche in altri portafogli “non dichiarati”. Come rilevato da molti, gli NFT potrebbero inoltre essere sfruttati per la riduzione delle passività fiscali, tramite acquisto e vendita degli stessi da parte del medesimo soggetto.

In definitiva, gli NFT possono portare a più truffe di quante non ne siano già prodotte con la contraffazione. Identificare la percentuale di riciclaggio di denaro sporco è ancora impossibile, ma quel che è certo è che è più facile introdurre truffe digitali che fisiche: la natura virtuale rende i token più vulnerabili rispetto al mondo dell’arte tradizionale.

Cosa fare? Per non ripudiare aprioristicamente gli NFT nel settore della crypto arte, e per gestire i rischi (ontologicamente non azzerabili), ci si potrebbe avvalere di linee guida simili a quelle che il FinCEN sta ambendo a introdurre. Alla fine dello scorso anno, la rete americana per la lotta contro i reati finanziari ha annunciato che per le transazioni crittografiche di più di 10.000 USD il proprietario del portafoglio dovrà fornire la sua identità. Per tracciare le transazioni e identificare i partecipanti potrebbe essere utilizzata l’analisi della blockchain.

Le banche, che già dispongono di strumenti specifichi per evitare il riciclaggio, tra cui gli standard KYC e KYP, potrebbero incrementare la compliance alle linee guida pubblicate dalla Financial Action Task Force–Gruppo d’azione finanziaria (cd. “FATF-GAFI”). Gran parte delle 732 segnalazioni di operazioni sospette sulle valute virtuali ricevute dalla UIF nel 2019 – con un aumento del 47% rispetto all’anno precedente – proviene dalle banche. L’alternativa alla rigida soluzione adottata da NatWest – la retail bank del Regno Unito che ha annunciato che non vorrà clienti aziendali che accettano pagamenti in bitcoin o altre criptovalute – sta allora nell’effettuare controlli più severi sui clienti e sulla provenienza delle opere, nonché sui rivenditori e nei mercati NFT. Ciò consentirebbe di meglio comprendere se le criptovalute utilizzate in certe transazioni derivino da frodi o furti, sulla base della connessione di tali monete a mixer o servizi P2P.

Le Autorità di vigilanza, dal canto loro, potrebbero invece fissare parametri di riferimento per i grandi spostamenti di denaro in NFT, o introdurre misure di monitoraggio intelligente.

Sul piano legislativo, passi importanti sono già stati compiuti in Europa: il Consiglio e il Parlamento europeo, con l’emanazione della quinta direttiva antiriciclaggio (UE) 2018/843  hanno previsto una serie di disposizioni per contrastare i fenomeni di riciclaggio di denaro anche in relazione alle criptovalute. L’Italia ha in parte anticipato il contenuto di tale direttiva quando con il D.lgs. 90/2017 ha recepito la quarta direttiva (UE) 2015/849. Tuttavia, il mancato recepimento della quinta entro il termine scaduto il 3 dicembre 2020 espone il Paese a procedura d’infrazione.

Nonostante le regole europee comuni, le applicazioni sono difformi. Sono quindi necessarie normative da applicare globalmente. Il GAFI ha confermato l’importanza di un approccio basato sul rischio, che permetta di prevenire ed eliminare il riciclaggio nel quadro virtuale. L’OCSE ha stabilito che nel mercato cripto le transazioni superiori ai mille dollari dovranno essere verificate. Inoltre, sarà istituito un registro di soggetti per l’erogazione di servizi di moneta virtuale (sia che si tratti di persone fisiche che di entità giuridiche). Dotare le Autorità di vigilanza di adeguati poteri per la sorveglianza anche in relazione alle nuove sfide, e quindi anche ai “gettoni non fungibili”, potrebbe garantire l’adozione di più efficaci misure per combattere il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo.

 

Europol (2021), European Union serious and organised crime threat assessment, A corrupting influence: the infiltration and undermining of Europe's economy and society by organised crime, Publications Office of the European Union, Luxembourg.

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