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Le nuove norme per la lotta al riciclaggio in vigore dal 15 dicembre 2021

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Le nuove norme per la lotta al riciclaggio in vigore dal 15 dicembre 2021

   

23 dicembre 2021

AML

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Il Decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 195 (pubblicato il 30 novembre 2021 nella Gazzetta Ufficiale n. 285), che dà attuazione alla cd. VI direttiva antiriciclaggio (direttiva (UE) 2018/1673 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2018, sulla lotta al riciclaggio mediante diritto penale), è entrato in vigore il 15 dicembre 2021, armonizzando la disciplina interna sia con riguardo alla tipizzazione delle condotte, sia in relazione al trattamento sanzionatorio.

Come noto, il testo normativo – che consta di due soli articoli – giunge con grande ritardo rispetto ai tempi di recepimento, stabiliti dalla stessa Direttiva entro il termine del 3 dicembre 2020. Sebbene il sistema penale italiano costituisca un modello nella lotta al riciclaggio, fonte d’ispirazione anche per il legislatore europeo, il ritardo nell’attuazione riflette la frettolosità con cui il provvedimento è stato in prima istanza accolto nel Paese, sull’erroneo presupposto di una piena compliance rispetto agli obblighi sanciti dall’Unione. Diversamente dalle altre direttive in tema di Anti-Money Laundering, focalizzate più sull’aspetto preventivo, la direttiva in questione detta, invece, regole sostanziali e procedurali finalizzate a una maggiore efficienza della cooperazione transfrontaliera tra Stati, anche mediante l’aggiornamento dei requisiti minimi relativi alla configurazione del reato di riciclaggio, così colmando le lacune normative proprie di alcuni Stati membri.

L’obiettivo di realizzare un livello minimo di armonizzazione delle norme penali previste dai singoli Stati membri in materia di riciclaggio è perseguito anche mediante i nuovi regolamenti annunciati dalla Commissione UE lo scorso luglio, e la proposta di creare una nuova autorità europea che contribuirà a creare un quadro più coerente per agevolare la conformità dei vari operatori soggetti alle norme AML/CFT (sul tema si veda Le novità legislative nella lotta alla criminalità finanziaria).

L’inerzia nel recepimento aveva nel frattempo portato la Commissione Europea, nel febbraio 2021, all’apertura nei confronti del nostro Paese di una procedura di infrazione con lettera di messa in mora ex art. 258 TFUE.

 

Le novità. Le modifiche introdotte con il D. Lgs. n. 195/2021 riguardano le fattispecie di ricettazione (art. 648 c.p.), riciclaggio (art. 648 bis c.p.), impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter c.p.), autoriciclaggio (art. 648 ter.1 c.p.). Per tutte tali fattispecie sono previsti:

• l’ampliamento del catalogo dei cd. reati presupposto, ricomprendendo anche i delitti colposi e le contravvenzioni punite con l’arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi (in precedenza erano previsti i soli delitti dolosi); 

• una diversa risposta sanzionatoria, a seconda che il reato presupposto sia costituito da un delitto o da una contravvenzione.

Si vuole in tal modo adeguare la nozione di attività criminosa sinora vigente nell’ordinamento italiano a quella presente nella direttiva, ben più ampia perché comprensiva di qualsiasi tipo di reato presupposto punito con pena detentiva massima superiore a un anno e pena minima di sei mesi. Come mitigazione a tale ampliamento, è prevista l’applicazione di una pena ridotta per le fattispecie di riciclaggio, reimpiego, e autoriciclaggio.

La ricettazione. Al terzo comma dell’art. 648 c.p. la parola “delitto” è stata sostituita con “reato”, e due nuovi commi prevedono, rispettivamente, la pena della reclusione da uno a quattro anni e della multa da 300 a 6000 euro quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da contravvenzione punita con l’arresto superiore nel massimo a un anno o nel minimo a sei mesi (nuova ipotesi di ricettazione di speciale tenuità) e l’aumento di pena qualora il fatto sia stato commesso nell’esercizio di un’attività professionale.

A fronte dell’esigenza di proporzionalità della pena prevista dall’art. 5 par. 1 della Direttiva, il Decreto legislativo prevede un’incidenza differenziata della circostanza, a seconda che il reato presupposto sia un delitto o una contravvenzione. Nello specifico, è prevista la pena della reclusione fino a sei anni e della multa fino a 1000 euro nel caso di danaro o cose provenienti da delitto, e la pena della reclusione fino a tre anni e della multa fino a 800 euro nel caso di danaro o cose provenienti da contravvenzione.

L'autoriciclaggio. Per il solo delitto previsto e punito dall’art. 648 ter.1 c.p., l’attenuante a effetto speciale di cui al secondo comma (che in precedenza prevedeva la reclusione da uno a quattro anni) è ora qualificata come circostanza attenuante comune.

Con la direttiva (UE) 2018/1673, in ottica di reciprocità e cooperazione internazionale, per la prima volta viene imposto agli stati membri l’obbligo di perseguire come reato anche le condotte poste in essere dall’autore dell’attività criminosa che ha generato i beni (a condizione che l’attività commessa non si limiti alla mera detenzione o utilizzazione dei beni). Il nostro ordinamento contempla la fattispecie di autoriciclaggio già dal 2014, quando la sua perseguibilità era soltanto raccomandata dalla normativa europea ma non obbligatoria.

Reati commessi all'estero. Per i reati di ricettazione e autoriciclaggio commessi dal cittadino all’estero è stata inoltre eliminata la condizione di procedibilità della richiesta del Ministro della giustizia prevista dall’articolo 9 c.p. Ciò in quanto, anche in tali ipotesi delittuose, la direttiva sancisce l’obbligo per gli Stati membri di radicare la propria giurisdizione nazionale nel caso in cui l’autore sia un proprio cittadino, al fine di evitare che l’autore del reato possa godere di una legislazione più favorevole di altro Stato.

Il Decreto non sembra invece tener conto dell’osservazione mossa dalla Commissione Giustizia della Camera lo scorso 20 ottobre, rispetto allo schema di decreto legislativo presentato dal Governo il 6 agosto 2021. Pur licenziando con parere favorevole lo schema, la Commissione aveva infatti chiesto di valutare «l’opportunità di introdurre una normativa che possa adeguare gli strumenti di controllo e di repressione dei reati in riferimento alle cripto-valute, che analogamente ad altri beni possono costituire condotte di riciclaggio, garantendo in tal modo l’uniformità legislativa dell’intervento».

Riflessi 231. L’intervento normativo, che potrebbe certamente rivelarsi esaustivo mediante un approccio più sistematico e organico, avrà un inevitabile impatto anche sul regime della responsabilità da reato degli enti ex D. Lgs. n. 231/2001. Ne conseguirà, pertanto, la necessità di aggiornamento dei cd. Modelli di organizzazione, gestione e controllo rispetto al rischio di riciclaggio, la cui definizione è ora modificata e ampliata.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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