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Il “Corporate Transparency Act”: un punto di svolta nella lotta al riciclaggio e all’evasione fiscale

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Il “Corporate Transparency Act”: un punto di svolta nella lotta al riciclaggio e all’evasione fiscale

   

15 gennaio 2021

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I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

L’attuale sistema antiriciclaggio semplicemente non funziona (…) è un formaggio svizzero: pieno di buchi”. Queste le parole icastiche di Eero Heinäluoma, membro finlandese del Parlamento europeo durante un dibattito sui file FinCEN.

Il 1° gennaio il Congresso ha inaugurato il 2021 approvando lo U.S. Corporate Transparency Act 2019 (CTA): una nuova legge che prende di mira le società di comodo anonime, uno degli strumenti di riciclaggio di denaro più efficaci, e che obbliga a comunicare alle forze dell’ordine e alle autorità antiriciclaggio chi vi si cela dietro e chi ne trae profitto.

Ogni anno attraverso i conti di tali società transitano centinaia di miliardi di dollari di dubbia provenienza o in fuga dal fisco. Le società anonime, spesso titolari di conti bancari, sono utilizzate per occultare ricchezze, ma anche per gestire flussi di denaro riconducibili a contrabbando, narcotraffico, commercio di armi e quant’altro.

Secondo un report rilasciato nel marzo 2019 da Global Financial Integrity, in ciascuno stato americano sono richieste più informazioni identificative per ottenere una tessera della biblioteca che per costituire una società. Le società anonime sono utilizzate per nascondere e spostare fondi illeciti da una giurisdizione all’altra, facilitando il riciclaggio di profitti criminosi, i guadagni e le ricchezze di persone politicamente esposte e corrotte, dei loro familiari e soci. Nel solo Delware ogni anno si stimano 2 milioni di società anonime: sono più le società paravento che gli abitanti, e il 25% delle entrate nazionali deriva dalle commissioni legate a questa attività. La situazione è pressoché simile nel Wyoming o in South Dakota.

I FinCEN Files

La natura opaca delle c.d. “shell company” è emersa grazie alle rivelazioni dei Panama papers: i documenti trafugati dallo studio legale Mossak Fonseca nel 2016, punto di riferimento nel discorso globale sulle società di copertura e l’anonimato dei loro beneficiari. Nei mesi scorsi, i giornalisti di sei continenti hanno accuratamente esaminato un’ampia divulgazione di segnalazioni di attività sospette (“Suspicious activity report”-SAR) effettuata dall’agenzia statunitense Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, per portare avanti l’indagine sui FinCEN Files durata ben sedici mesi.

Per legge, le banche sono tenute a trasmettere una segnalazione alle autorità di regolamentazione quando individuano transazioni che portano i segni distintivi del riciclaggio di denaro o di altri comportamenti finanziari scorretti. Sebbene non costituiscano di per sé prova di illecito, le SAR sono vitali per le forze dell’ordine per perseguire attività illegali.

Tuttavia le SAR spesso difettano di informazioni cruciali, necessarie a risalire agli autori materiali del trasferimento di denaro. A causa della grave carenza di informazioni, i responsabili della compliance sovente non possono di fatto svolgere il proprio lavoro. Si innesca pertanto un circolo vizioso: dati che non vengono forniti, domande che vengono ignorate, risposte tardive (e dunque non più risolutive).

Le SAR hanno dettagliato più di $ 2 trilioni di transazioni sospette che coinvolgono alcune delle più grandi banche europee, con flussi di denaro collegati a gruppi terroristici e boss della droga. L’indagine dello scorso settembre non ha “solo” fatto emergere l’esistenza di un fenomeno globale di trasferimenti apparentemente illeciti di ingenti somme di denaro: i FinCEN Files hanno anche messo in luce l’inefficacia della supervisione del governo e delle banche nel frenare il flusso di denaro sporco su vasta scala.

La lotta internazionale per la trasparenza e la responsabilità

Lobbisti, società di servizi finanziari, banche e accademici hanno presentato numerosi commenti sulle protezioni antiriciclaggio degli Stati Uniti e su come aggiornare il Banking Secrecy Act del 1970, che a lungo ha governato le politiche antiriciclaggio del Paese.

Come si può ben immaginare, il fenomeno non è relegato agli U.S.A. Nella città di Londra oltre 90 miliardi di dollari sono, ogni anno, oggetto di riciclaggio. A un numero così elevato contribuisce senza dubbio l’ampio ricorso, in Inghilterra e nel Galles, a società LLP (Limited Liability Partnership), specialmente da parte di soggetti legati al mondo della criminalità organizzata e del terrorismo.

Oltreoceano, i numerosi scandali finanziari che hanno interessato negli ultimi anni l’Unione Europea hanno portato la Commissione europea a imporre controlli antiriciclaggio più rigorosi, tuttavia la risposta degli stati membri è stata tutt’altro che omogenea. I politici hanno pertanto chiesto al Parlamento europeo regolamenti uniformi e una vigilanza più forte sotto forma di una nuova agenzia di controllo o di maggiori poteri per l’organismo esistente: l’Autorità bancaria europea.

Le banche belghe hanno proposto la creazione di una piattaforma per lo scambio di informazioni su transazioni sospette e le banche americane hanno sostenuto la legislazione contro le società di comodo.

Allo stesso tempo, criminali e regimi autocratici, vedendo sfumare il segreto dei loro affari finanziari, si sono scagliati contro i giornalisti, che nei paesi dell’Africa e del Medio Oriente sono stati insultati, intimiditi e minacciati di azioni legali. In Turchia un tribunale ha bloccato la pubblicazione di più storie di FinCEN Files.

In definitiva, i file FinCEN si sono rivelati un potente strumento nella lotta internazionale per la trasparenza e la responsabilità.

 

Il punto di svolta del Corporate Transparency Act

Le disposizioni del Corporate Transparency Act 2019 (CTA), contenuto nel disegno di legge di spesa annuale per la difesa – approvato nonostante il veto della presidenza Trump – affrontano molti dei problemi sistemici identificati nella maxi-inchiesta giornalistica. Al punto di svolta ha sicuramente contribuito l’interesse pubblico emerso man mano che le storie sono state rese pubbliche.

La legislazione si incardina nella lotta a sostegno di regole più severe portata avanti per oltre un decennio dalla Financial Accountability and Corporate Transparency (FACT)per riformare il sistema sanzionatorio e porre fine al principio del “too big to jail” (“troppo grandi per finire in carcere”) con riferimento ai vertici delle grandi banche.

Tra le riforme previste:

➢ il Dipartimento di Giustizia presenterà relazioni annuali che giustificano l’uso dei c.d. deferred prosecution agreements (DPA): accordi con il pubblico ministero che comportano, dapprima, la sospensione dell’esercizio dell’azione penale nei confronti di banche che si sono scontrate con la normativa antiriciclaggio e, poi, l’inapplicabilità delle sanzioni, laddove la banca adempia a una serie di prescrizioni dettagliate nel DPA stesso;

➢ il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti cercherà nuove tecnologie per meglio identificare i flussi di denaro sporco e aumentare la comunicazione tra settore privato e agenzie federali.

Il CTA è un compromesso, in quanto non si spinge fino a quanto avrebbero auspicato coloro che lo hanno sostenuto, ma è sicuramente un atto legislativo che farà la differenza.

[1La coalizione Financial Accountability and Corporate Transparency (FACT) riunisce esperti di sicurezza nazionale, polizia, pubblici ministeri, organizzazioni per i diritti umani, ONG per lo sviluppo globale, sostenitori della lotta alla corruzione e sindacati.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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