Una recente sentenza della Corte di cassazione (Sez. IV Penale, 14 aprile 2025, n. 14443) ribadisce l’importanza cruciale del preposto nella prevenzione degli infortuni sul lavoro, in quanto figura che riveste una vera e propria posizione di garanzia, con obblighi fondamentali.
Il fatto
Nel corso di lavorazioni in un cantiere edile, un operaio perdeva la vita in seguito al cedimento di un’impalcatura montata in modo irregolare e utilizzata senza DPI adeguati. Il preposto, presente sul luogo e consapevole delle irregolarità, non impediva la prosecuzione dei lavori, né segnalava la situazione ai superiori.
La Cassazione, pertanto, esaminando il caso di omicidio colposo connesso alla violazione delle norme antinfortunistiche, conferma la condanna del preposto per omessa vigilanza in un contesto operativo ad alto rischio.
In particolare, la Suprema Corte afferma che il preposto non si limita a svolgere una funzione meramente esecutiva o di vigilanza passiva, ma assume una posizione di garanzia autonoma – ai sensi dell’art. 2, co.1, lett. e), D.Lgs. n. 81/2008 – da cui derivano obblighi specifici e non delegabili in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Tale ruolo impone al preposto di:
- esercitare una vigilanza attiva e costante sui comportamenti operativi dei lavoratori;
- segnalare tempestivamente situazioni di rischio o violazioni delle norme di sicurezza;
- interrompere immediatamente le attività in presenza di pericoli concreti per l’incolumità dei lavoratori.
Il mancato rispetto di questi obblighi comporta non solo sanzioni disciplinari, ma anche responsabilità penale personale.