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Sicurezza sul lavoro: il delegato privo di poteri operativi non è responsabile

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Sicurezza sul lavoro: il delegato privo di poteri operativi non è responsabile

   

15 novembre 2021

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I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

È da annullare la condanna per lesioni personali colpose inflitta al delegato alla sicurezza che sia stato privato dei poteri operativi a seguito della decisione dei vertici aziendali di centralizzare le scelte in materia di sicurezza sul lavoro relativamente al settore in cui è avvenuto l’infortunio. Così si è espressa la Corte di Cassazione nella sentenza del 29 settembre 2021, n. 35652

Il fatto. Con sentenza del 23.10.2020, la Corte di appello di Firenze rideterminava la pena e confermava la declaratoria di responsabilità di V. C. in ordine al reato di cui all’art. 590, comma terzo, c.p., perché, quale delegato alla sicurezza presso una società fiorentina, aveva cagionato colposamente lesioni gravi a un dipendente.

Nel 2014, infatti, il dipendente, impugnando con le mani i montanti verticali, veniva attinto da una slitta che era scivolata dal ripiano a seguito di un urto accidentale del telaio metallico, riportando un trauma da schiacciamento al IV dito della mano sinistra.

L’imputato, pur consapevole delle criticità legate ai telai metallici sin dal febbraio 2012, aveva omesso di dotarli di barre trasversali o maniglie da utilizzare durante la movimentazione degli stessi, per ovviare al rischio di schiacciamento delle mani, a seguito di slittamento dai piani delle componenti estraibili.

Per mezzo dei suoi difensori, il delegato V. C. proponeva ricorso per Cassazione, lamentando: i) violazione di legge, per avere ignorato che la delega alla sicurezza gli era stata sottratta dal datore di lavoro, proprio con riguardo allo specifico settore in cui si era determinato l’infortunio, e in epoca precedente lo stesso; ii) che il V. C. non aveva più una delega in materia di sicurezza con riguardo agli interventi di messa in sicurezza dei carrelli su ruote usati nelle panetterie della società datrice di lavoro, a far tempo dal 26.2.2013.

La Suprema Corte. A giudizio degli Ermellini, la sentenza impugnata affronta in maniera insoddisfacente la questione sollevata dalla difesa, corroborata da produzioni documentali che attestano come della problematica dei carrelli su ruote utilizzati nel reparto cui era addetto il lavoratore infortunato si fossero fatti carico i vertici aziendali, sostanzialmente esonerando il delegato alla sicurezza dall’occuparsi direttamente del problema.

Nel 2013, infatti, nel corso di una riunione aziendale, la gestione e risoluzione del problema era stata avocata a livello centrale, stabilendo precisi tempi e modalità degli interventi per ovviare ai relativi deficit di sicurezza dei telai. In tal modo, V. C. era stato giuridicamente sollevato dall’occuparsi direttamente della modifica dei telai, non potendo modificare la decisione presa dall’azienda.

La delega alla sicurezza sul luogo di lavoro. La Suprema Corte richiama la propria giurisprudenza in materia (cfr. Cass., SS.UU., sentenza n. 38343/2014, ThyssenKrupp) che ha da tempo chiarito come l’istituto della delega di funzioni investa di responsabilità il delegato solo qualora gli vengano attribuiti reali poteri di organizzazione, gestione, controllo e spese pertinenti all’ambito delegato.

«In altri termini, l’effetto liberatorio – per il datore di lavoro delegante – viene meno qualora sorgano problematiche afferenti alla sicurezza che trascendono i poteri delegati, specie se esse coinvolgano scelte di fondo della politica aziendale, che richiedono un impegno di spesa eccedente rispetto ai limiti stabiliti, come sembra essere avvenuto nel caso di specie».

La revoca  di delega. In relazione al caso di specie, il giudice di merito non poteva affermare la responsabilità del ricorrente sulla formale constatazione che egli risultasse delegato alla sicurezza in azienda. Infatti, la decisione dei vertici aziendali di centralizzare i problemi e le relative soluzioni nello specifico settore costituiva sostanzialmente una corrispondente revoca di delega nei confronti dell’imputato.

«In questa prospettiva, autorevole dottrina, pienamente condivisibile, ha acutamente osservato come la delega sia contrassegnata da condizioni formali e sostanziali da verificare sia nel momento costitutivo che nel suo farsi in concreto, e che l’ingerenza del delegante, se non effimera, caduca l’effetto traslativo tipico dell’istituto».

Affinché la delega possa ritenersi operativa ai fini dell’attribuzione di responsabilità al preposto, tali aspetti devono quindi convergere. Inoltre, non deve risultare un’ingerenza di fatto del delegante nell’attività di prevenzione degli infortuni nel singolo settore aziendale che sia stato teatro di un incidente subito da un lavoratore.

Condizioni formali e sostanziali. Pertanto, al di là delle attribuzioni formali, per la Cassazione quel che, all’interno di un’impresa, rende individuabile il responsabile della sicurezza contro gli infortuni, è che la persona formalmente delegata abbia “di fatto” nelle proprie mani la gestione e la risoluzione dei problemi con possibilità di provvedere alle spese necessarie per attuare i sistemi di protezione individuati. Solo se si prova l’esistenza in concreto di tali poteri, il delegante è realmente sollevato dalla responsabilità, che ricade legittimamente sul delegato.

La Suprema Corte ha pertanto annullato la sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Firenze, al fine di compiutamente valutare l’entità dell’ingerenza del delegante. Occorrerà infatti verificare se l’imputato avesse mantenuto effettivi poteri di intervento e di spesa – prima dell’infortunio – per ovviare al problema dei carrelli nella sua area di competenza, o se il datore di lavoro delegante si fosse pienamente ingerito in tale problematica.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
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C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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