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Sicurezza sul lavoro: con la legge n. 215/2021 nuovi obblighi e responsabilità penale

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Sicurezza sul lavoro: con la legge n. 215/2021 nuovi obblighi e responsabilità penale

   

07 gennaio 2022

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Con la legge n. 215/2021, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 dicembre 2021, il Legislatore ha rafforzato ulteriormente le misure già contenute nel decreto D.l. n. 146/2021 (si veda Decreto fiscale 2022: le novità in materia di sicurezza sul lavoro), prevedendo un’ulteriore stretta per le aziende che non rispettino e/o non facciano rispettare la normativa contenuta nel Testo Unico per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al D. Lgs. n. 81/2008. Tuttavia, la ragione dell’elevato numero di infortuni sul lavoro e di malattie professionali che si registrano in Italia non riguarda sempre (o solo) la qualità della legislazione e il suo mancato rispetto, quanto anche la carenza o l’inefficacia dei controlli. Ritorna, pertanto, l’attenzione sulla proposta di istituire una procura nazionale nel campo della sicurezza del lavoro.

La mini-riforma del Testo Unico. Intervenendo in sede di conversione su ben 14 articoli (artt. 7, 8, 13, 14, 18, 19, 26, 37, 51, 52, 55, 56, 79 e 99) del D. Lgs. n. 81/2008, il Legislatore innalza il livello complessivo delle tutele prevenzionistiche sostanziali. Tra gli aspetti oggetto di revisione del Decreto fiscale 2022 rientrano anzitutto i provvedimenti a contrasto del lavoro irregolare.

La sospensione e il contrasto del lavoro irregolare. In virtù del novellato art. 14 del D. Lgs. n. 81/2008, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) adotta un provvedimento di sospensione se riscontra che almeno il 10% dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro risulta occupato, al momento dell’accesso ispettivo, senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro, ovvero inquadrato come lavoratore autonomo occasionale in assenza delle condizioni richieste dalla normativa. La mancata comunicazione – mediante sms o posta elettronica – della presenza di lavoratori occasionali è punita con una sanzione da 500 a 2.500 euro per ciascun soggetto.

Il nuovo Allegato I al D. Lgs. n. 81/2008, nell’elencare tassativamente le gravi violazioni da cui scaturisce il provvedimento degli organi ispettivi (INL e ASL), ripristina il riferimento al rischio d’amianto (in precedenza eliminato dal D.L. n. 146/2021), contemplando la mancata notifica all’organo di vigilanza prima dell’inizio dei lavori che possono comportare il rischio di esposizione all’amianto.

Il novellato art. 13 del D. Lgs. n. 81/2008 prevede poi la vigilanza paritaria dell’Azienda sanitaria locale competente per territorio e dell’Ispettorato nazionale del lavoro mediante le sue sedi territoriali.

Nuovi obblighi e più responsabilità per il preposto. In sede di conversione, il Legislatore ha specificato le funzioni attribuite alla figura del preposto, conferendogli un ruolo centrale nella gestione aziendale della sicurezza sul lavoro. Il datore di lavoro e i dirigenti sono infatti ora obbligati a individuare il preposto o i preposti per lo svolgimento delle attività di vigilanza stabilite dall’art. 19 del Testo Unico. Spetta ai contratti collettivi di lavoro stabilire la misura dell’emolumento dovuto al preposto per lo svolgimento delle attività di vigilanza affidate. Il testo normativo specifica, poi, che  il preposto non può subire alcun pregiudizio per lo svolgimento della propria attività. Tale misura di tutela è rafforzata dalla previsione della sanzione penale dell’arresto, da due a quattro mesi, o dell’ammenda da 1.500 a 6.000 euro.

Il preposto che rilevi comportamenti non conformi alle disposizioni e alle istruzioni impartite dal datore di lavoro e dai dirigenti rispetto alle misure, ai dispositivi e agli strumenti di protezione collettiva e individuale, è obbligato a intervenire per modificare il comportamento non conforme, provvedendo a fornire le necessarie indicazioni di sicurezza. In caso di mancata attuazione delle disposizioni impartite, e di persistenza dell’inosservanza rilevata, il preposto ha l’obbligo di interrompere l’attività del lavoratore e di informare i superiori diretti. Per tale specifica funzione obbligatoria, è prevista l’applicazione della pena dell’arresto fino a due mesi o dell’ammenda da 491,40 a 1.474,21 euro.

Anche in caso di appalto e subappalto, i datori di lavoro (appaltatori e subappaltatori) hanno l’obbligo di indicare espressamente al committente il/i nominativo del soggetto/i individuato/i per svolgere le funzioni di preposto. L’inosservanza è penalmente sanzionata con la pena alternativa dell’arresto da due a quattro mesi o dell’ammenda da 1.500 a 6.000 euro.

Infine, per assicurare l’adeguatezza e la specificità della formazione e l’aggiornamento periodico dei preposti, è stato stabilito che le attività formative debbano essere svolte interamente in presenza e ripetute con cadenza almeno biennale, e in ogni caso quando si rende necessario per l’evoluzione dei rischi già esistenti o per l’insorgenza di nuovi rischi. A rinforzare tale previsione, è prevista la pena alternativa dell’arresto da due a quattro mesi o dell’ammenda da 1.474,21 a 6.388,23 euro.

L'importanza dell'attività formativa. In tema di formazione sono inoltre rilevanti le previsioni dei nuovi commi 2 e 7 dell’art. 37 del D. Lgs. n. 81/2008: entro il 30 giugno 2022 la Conferenza permanente Stato-Regioni adotterà un accordo al fine di garantire la facile e pronta individuazione della durata, dei contenuti minimi e delle modalità della formazione obbligatoria a carico del datore di lavoro, nonché la puntuale specificazione delle modalità della verifica finale di apprendimento (obbligatoria per i lavoratori di tutti i percorsi formativi) e di aggiornamento, e delle verifiche di efficacia della formazione durante lo svolgimento della prestazione lavorativa.

Viene precisato che l’addestramento consisterà in una prova pratica per l’uso corretto e in sicurezza di attrezzature, macchine, impianti, sostanze, dispositivi, anche di protezione individuale, con la previsione espressa dell’obbligo di tracciare in apposito registro (anche informatizzato) gli interventi di addestramento effettuati. Infine, la formazione adeguata e specifica dei datori di lavoro (già prevista per i dirigenti e i preposti) diventa obbligatoria, con aggiornamento periodico in funzione del lavoro e dei compiti svolti in materia di salute e sicurezza, così come stabilito nell’Accordo adottato in Conferenza Stato-Regioni.

La proposta di una Procura Nazionale del Lavoro. La novellata disciplina, certamente necessaria per una migliore tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, anche in considerazione dei sempre più frequenti casi di infortuni sul lavoro, sembra tuttavia non tenere in debita considerazione le differenti caratteristiche, e quindi i differenti profili di rischio, delle disparate realtà aziendali. L’inosservanza delle elencate prescrizioni comporterà, nel concreto, un diverso grado di gravità, a seconda della pericolosità dell’attività esercitata dall’impresa. Tuttavia, la sanzione prevista è una ed eguale per tutti. Torna allora l’attenzione sulla proposta di istituire un’organizzazione giudiziaria innovativa nel campo della sicurezza del lavoro, avanzata dal Senato nel dicembre 2020 con il DDL S. 2052. Una procura «esperta», specializzata nel fare fronte alle ipotesi di reato di maggiore complessità, per le quali sono necessarie una competenza specifica e un’esperienza pregressa sul campo, che possa garantire la necessaria sinergia tra magistrati e una uniformità d’intervento. La costituzione di un pool specifico consentirebbe, infatti, anche la centralizzazione nella raccolta e analisi dei dati, utile alla diffusione – su tutto il territorio nazionale – di metodi di indagine più avanzati.

Peraltro, a fronte della presenza, in Italia, di molteplici organi di vigilanza, e del conseguente pluralismo di interpretazioni e applicazioni delle norme in materia di sicurezza su lavoro, non sempre collimanti, una procura nazionale potrebbe rappresentare un importante punto di riferimento sia per i lavoratori sia per le imprese.

Il bando ISI 2021. Nel frattempo, per le imprese, crescono i contributi messi a disposizione dall’Inail per finanziare i progetti di sicurezza: circa 274 milioni stanziati su base regionale, con cinque milioni per progetti di adozione di modelli organizzativi di gestione e controllo ex D.lgs. n. 231/2001, e di responsabilità sociale (asse 1.2). Per ogni progetto ammesso al finanziamento, il contributo Inail erogato in conto capitale può coprire fino al 65% delle spese sostenute fino a un massimo di 130 mila euro, sulla base dei parametri e degli importi minimi e massimi specificati dal bando per ciascun asse di intervento.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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