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Il riconoscimento dei provvedimenti di congelamento e confisca tra Stati UE

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Il riconoscimento dei provvedimenti di congelamento e confisca tra Stati UE

   

20 gennaio 2021

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I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

Il 12 gennaio 2021 la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato ha diffuso una circolare che, richiamando l’attenzione sulle potenzialità degli strumenti di cooperazione tra gli Stati, invita le Divisioni Anticrimine ad adottare le opportune disposizioni volte a rendere possibile - in collaborazione con le autorità giudiziarie - l’esecuzione di misure di congelamento e confisca di beni all’estero, secondo quanto previsto dal regolamento (UE) 2018/1805 (applicabile a partire dal 19 dicembre 2020).

Il mutuo riconoscimento tra Stati UE. Il mutuo riconoscimento, e dunque la “circolazione” diretta tra le autorità giudiziarie dei provvedimenti giudiziari, si fonda sulla reciproca fiducia tra gli ordinamenti degli Stati membri, presupponendo il rispetto dei principi dello Stato di diritto.

Il reciproco riconoscimento delle decisioni delle autorità giudiziarie degli Stati membri dell’UE, codificato all’art. 82, § 1 TFUE rispetto a “qualsiasi tipo di sentenza e decisione giudiziaria” (comma 2 lett. a), è stato innanzitutto adottato nelle conclusioni dello storico Consiglio europeo di Tampere dell’ottobre 1999.


In tale occasione, elevando tale principio a una delle “pietre angolari” dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, veniva precisato che: “Criminals must find no ways of exploiting differences in the judicial systems of Member States” and “no hiding place for … the proceeds of crime within the Union”.


Già nelle conclusioni di Tampere il mutuo riconoscimento veniva esteso anche ai provvedimenti destinati al sequestro e alla confisca (“the principle of mutual recognition should also apply (…), in particular to those which would enable competent authorities (…) to seize assets which are easily movable”).

Proprio per dare attuazione al principio in parola, il 14 novembre 2018 è stato approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio il regolamento (UE) 2018/1805 relativo al riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca1.


Per provvedimento di congelamento, ai sensi dell’art. 2.1, Reg. cit., si intende una «decisione emessa o convalidata da un’autorità di emissione al fine di impedire la distruzione, la trasformazione, la rimozione, il trasferimento o l’alienazione di beni in vista della loro confisca».

Per provvedimento di confisca è invece da intendersi, ai sensi dell’art. 2.2, Reg. cit., una «sanzione o misura definitiva imposta da un organo giurisdizionale a seguito di un procedimento connesso a un reato, che provoca la privazione definitiva di un bene di una persona fisica o giuridica».


In particolare, per far fronte alla «esigenza di contrastare con misure più efficaci e incisive la proiezione internazionale di fenomeni criminali lucrogenetici», il Regolamento obbliga gli Stati membri a riconoscere i provvedimenti di congelamento (art. 2.1) e di confisca (art. 2.2) emessi da un altro Stato membro nel quadro di un procedimento in materia penale, e a eseguire tali provvedimenti nel proprio territorio (considerando n. 12).

La circolare individua l'ambito di applicazione oggettivo del Regolamento nel considerando n. 13 che richiama la nozione di «procedimento in materia penale». Ai sensi di tale considerando, in tale nozione rientrano «tutti i tipi di provvedimenti di congelamento e provvedimenti di confisca emessi in seguito a procedimenti connessi ad un reato e non solo i provvedimenti che rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva 2014/42/UE».

Il provvedimento del Ministero dell'Interno fa un ulteriore passaggio ricomprendendo, erroneamente, all'interno di “materia penale” - nozione derivante dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo - «anche i provvedimenti di sequestro e confisca emessi nell'ambito dei procedimenti di prevenzione disciplinati dal Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (D. Lgs. n. 159/2011)».

Sul punto, in realtà, la Corte di Strasburgo ha sempre considerato, finora, la confisca di prevenzione italiana (nella disciplina precedente le riforme del 2008 e del 2009) alla luce dell'art. 1 del Prot. Add. 1 alla CEDU, non facendola quindi rientrare nell'ambito di applicazione della "materia penale".

Tuttavia si apprende da notizie di stampa come vi sia stata una prima applicazione della circolare in esame con il sequestro, insieme a beni mobili e immobili presenti sul territorio nazionale, di un bene sito in Romania.

Il considerando n. 13 precisa inoltre che “benché tali provvedimenti possano non esistere nell’ordinamento giuridico di uno Stato membro, lo Stato membro interessato dovrebbe essere in grado di riconoscere ed eseguire tali provvedimenti emessi da un altro Stato membro”.

Piano procedurale. In forza del nuovo regolamento europeo, l’autorità «di emissione» – il pubblico ministero o il giudice che dispone il sequestro o la confisca – deve trasmettere il provvedimento all’autorità «di esecuzione» presso lo stato estero dove si trova il bene, compilando, traducendo e trasmettendo i certificati allegati al Regolamento.


Nello specifico, in Italia:

➢ per l’emissione di un provvedimento di congelamento è competente il pubblico ministero o il giudice che nell’ambito di un procedimento in materia penale ha emesso un provvedimento di congelamento (sequestro) art. 2.8, lett. a)”;

➢ per l’emissione di un provvedimento di confisca, invece, è competente il pubblico ministero presso il tribunale o la corte d’appello che ha disposto i provvedimenti di confisca previsti dal codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.


L’autorità di esecuzione riconosce il provvedimento trasmesso ai sensi dell’art. 4 del Regolamento e, ai sensi dell’art. 7, vi dà esecuzione con le medesime modalità usate per un provvedimento di congelamento nazionale emesso da un’autorità dello Stato di esecuzione, a meno che non adduca uno dei motivi di non riconoscimento e di non esecuzione previsti all’art. 8, o uno dei motivi di rinvio previsti all’art. 10. 

Il Ministero della Giustizia è stato designato quale autorità centrale responsabile della trasmissione e ricezione amministrativa dei certificati di congelamento e confisca.

[1] Gli strumenti precedentemente adottati in materia di mutuo riconoscimento dei provvedimenti di sequestro e confisca sono rappresentati dalla Decisione quadro 2003/577/GAI, relativa all’esecuzione nell’Unione europea dei provvedimenti di blocco dei beni o di sequestro probatorio, e la Decisione quadro 2006/783/GAI (cui è stata data attuazione in Italia con il D.Lgs. n. 137/2015) in relazione alla confisca. Tuttavia, come sottolineato da diversi rapporti sul tema, il mutuo riconoscimento dei provvedimenti di confisca è uno strumento ancora poco utilizzato.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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