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Nuove norme in materia di illeciti agro-alimentari (A.C. 2427)

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Nuove norme in materia di illeciti agro-alimentari (A.C. 2427)

   

02 dicembre 2020

Ileciti agro-alimentari

I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

Il contesto normativo e sociale che ruota intorno al settore agro-alimentare pone la necessità di fronteggiare fenomeni di infiltrazione criminale nella filiera produttiva e nelle successive fasi del trasporto e della distribuzione. Quanto più lunga e complessa è la filiera, tanto più è semplice per le organizzazioni criminali infiltrarsi nel tessuto economico locale. E ciò può avvenire in diverse modalità, quali tra le altre attraverso prestanomi da inserire nella struttura societaria, avvalendosi di aiuti europei e nazionali, applicando interessi usurari agli imprenditori. In tal modo le mafie controllano l’intera filiera produttiva agro-alimentare, dalla fase di accaparramento degli appezzamenti di terreno, fino alla vendita al dettaglio dei prodotti agricoli.

La necessità di protezione normativa in materia è alla base del disegno di legge intitolato «Nuove norme in materia di reati agroalimentari» elaborato dalla Commissione Caselli nel 2015 e attualmente in Senato. Il DDL 283 rappresenta una riforma organica che incide, da un lato, sulle disposizioni del codice penale e della legislazione speciale, dall’altro lato sul novero dei c.d. reati-presupposto contemplati nel D.lgs. 231/2001, mediante l’inserimento di nuove fattispecie criminose a tutela degli interessi protetti in materia, attesa la mancanza di una disciplina ad hoc della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per i reati agroalimentari.

Tutela delle imprese. Tra gli obiettivi del DDL 283, unitamente alla tutela dei consumatori, anche quella delle imprese (ad esempio dalla concorrenza sleale). Pertanto, oltre alla tutela della salute, il disegno di legge offre garanzie anche di ordine economico, perseguendo finalità non solo di carattere sanzionatorio, ma anche preventivo, attraverso precise indicazioni sull’organizzazione aziendale e sul sistema di controlli delle imprese.

Come emerge dal dossier pubblicato sul sito della Camera, il DDL si prefigge di:

➢ ridefinire la struttura delle fattispecie incriminatrici poste a tutela degli interessi tradizionalmente tutelati in materia alimentare – la salute pubblica e i delitti contro l’industria e il commercio – per adeguare la disciplina punitiva al cambiamento del sistema di produzione, trasformazione e vendita di beni alimentari;

➢ individuare strumenti idonei a contrastare fenomeni particolarmente gravi di frode alimentare, che si manifestano attraverso condotte illecite svolte in forma stabile e organizzata nell’ambito delle attività d’impresa.

Ciò attraverso l’irrogazione di pene più severe per una pluralità di reati già esistenti, tra cui i reati di avvelenamento di acque o sostanze alimentari (art. 439 c.p.) e di adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari (art. 440 c.p.). Il disegno di legge prevede inoltre, in relazione a  una pluralità di delitti, l’equiparazione “dei medicinali alle acque destinate all’alimentazione e agli alimenti”.

Particolare importanza riveste l’inserimento nel codice penale di nuovi delitti, tra cui: importazione, esportazionecommercio, trasporto, vendita o distribuzione di alimenti, medicinali o acque pericolosi (art. 440-bis c.p.), di omesso ritiro di alimenti, medicinali o acque pericolosi, di informazioni commerciali ingannevoli o pericolose (art. 440-ter c.p.), introducendo inoltre il delitto di disastro sanitario (art. 445-bis c.p.).

Responsabilità degli enti

L’art. 5 del DDL interviene sulla disciplina della responsabilità degli enti ex D.lgs. 231/2001 prevedendo la previsione di uno specifico modello organizzativo di gestione e controllo finalizzato alla prevenzione dei reati agroalimentari (nuovo art. 6-bis) e l’integrazione del catalogo dei cd. “reati presupposto”, ricomprendendo nella sistematica della responsabilità da reato sia le fattispecie poste a tutela del mercato dei prodotti agroalimentari che quelle a tutela della salute pubblica (modifica dell’art. 25-bis.1)

Vengono introdotti:

 l’art. 25-bis.2 D.lgs. 231/2001, avente ad oggetto i reati presupposto inerenti alle frodi nel commercio di alimenti, tra cui rientrerebbero i reati di vendita di sostanze alimentari non genuine (artt. 516 c.p.), vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 c.p.), contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di origine dei prodotti agroalimentari (art. 517-quater c.p.) e la nuova fattispecie di agropirateria che il disegno di legge mira ad introdurre;

l’art. 25-bis.3 D.lgs. 231/2001, avente ad oggetto i reati presupposto inerenti ai delitti contro la salute collettiva, tra cui rientrerebbero l’avvelenamento di acque o di sostanze alimentari (art. 439 c.p.), la contaminazione o corruzione di acque o di alimenti (art. 439-bis), produzione, importazione, esportazione, commercio, trasporto, vendita o distribuzione di alimenti pericolosi o contraffatti (art. 440) e la nuova fattispecie di disastro sanitario.

Requisiti del Modello 231. Il disegno di legge, e probabilmente questa è la parte più interessante, descrive anche  i requisiti che il c.d. MOG 231 deve possedere per poter essere “idoneo ad avere efficacia esimente o attenuante della responsabilità amministrativa delle imprese alimentari costituite in forma societaria”. È un inserimento estremamente importante che lascia prefigurare anche una guida, stringente, al giudice eventualmente chiamato a valutare l’idoneità del modello. Si legge infatti che:

“(…) si provvede a riempire di contenuto e a concretizzare la figura generale e astratta del modello organizzativo sul quale si impernia il criterio «soggettivo» di imputazione della responsabilità amministrativa: si stabilisce, infatti, che, nell’ipotesi di cui all’articolo 6 del decreto legislativo n.231 del 2001, il modello di gestione e di organizzazione – idoneo ad assumere valenza esimente o attenuante della responsabilità amministrativa degli enti predetti – debba essere adottato e attuato nell’ambito di un sistema aziendale in grado di assicurare l’adempimento di obblighi giuridici nazionali e sovranazionali inerenti a una serie di attività analiticamente indicate nella disposizione in esame: ad assumere rilievo sono gli obblighi relativi, ad esempio, alle attività di verifica sui contenuti pubblicitari, di vigilanza sulla rintracciabilità, di controllo della qualità, sicurezza e integrità degli alimenti, di procedure di ritiro, di valutazione del rischio, eccetera.

Si dispone, inoltre, che il predetto modello di organizzazione e di gestione speciale debba necessariamente prevedere ulteriori adempimenti, da calibrare in rapporto ai profili dimensionali e tipologici dell’ente che opera nel settore alimentare e consistenti, in primo luogo, nella predisposizione di idonei sistemi di registrazione delle attività prescritte, di un’articolazione interna di funzioni idonea al processo di valutazione e di gestione del rischio e di un congruo apparato disciplinare in chiave preventiva e punitiva.

Funzionale a porre i presupposti per l’efficiente realizzazione del modello è, in secondo luogo, la creazione di una posizione di garanzia «collettiva», tramite un idoneo sistema di vigilanza e di controllo interno all’ente, in grado di operare i necessari controlli e di formalizzare le proposte dirette alla gestione delle attività.

Al fine di agevolare e semplificare gli adempimenti di prevenzione, si prevede, inoltre, che, negli enti che hanno le dimensioni delle piccole e medie imprese (come individuate ai sensi dell’articolo 5 della legge 11 novembre 2011, n.180), le funzioni di verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio nonché di vigilanza sul funzionamento dei modelli in materia di reati alimentari possano essere affidate anche a un solo soggetto (purché esterno), esperto anche nel settore alimentare e titolare di autonomi poteri di iniziativa e di controllo.

Si stabilisce che tale soggetto sia individuato nell’ambito di un apposito elenco nazionale, istituito presso le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura con provvedimento del Ministero dello sviluppo economico”.

Riparto di competenza tra Stato e Regioni. Tutte le disposizioni del disegno di legge sono preordinate a ridefinire il quadro sanzionatorio penale della materia agroalimentare e, conseguentemente, a coordinare gli illeciti penali con gli illeciti amministrativi, anche a carico degli enti. L’intervento è pertanto riconducibile alla materia “giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale”, di esclusiva competenza legislativa statale in base all’art. 117, secondo comma, lett. l) della Costituzione.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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