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Misure di prevenzione: il controllo giudiziario salva l’attività di impresa

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Misure di prevenzione: il controllo giudiziario salva l’attività di impresa

   

03 dicembre 2020

Tribunale

I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

Il Tribunale di Bologna, Sezione Misure di Prevenzione, accogliendo la proposta congiunta di Questura e Procura, in data 7 settembre 2020 ha applicato la misura di prevenzione “recuperatoria” del controllo giudiziario (ex art. 34-bis codice antimafia) nei confronti di una società  ritenuta «sottoposta alle condizioni di intimidazione o assoggettamento previste dall’art. 416 bis c.p. o in grado di agevolare l’attività di persone nei confronti delle quali è stata proposta o applicata una misura di prevenzione personale o patrimoniale».

I fatti. Le indagini che hanno condotto al procedimento di prevenzione della società in questione sorgevano a seguito dell’attività istruttoria compiuta dalla Prefettura di Reggio Emilia e finalizzata al rinnovo dell’iscrizione presso il registro locale c.d. White List, richiesto dall’allora amministratore unico della società. In particolare, emergeva che la stessa era riconducibile a un nucleo familiare avente affiliazione alla cosca di Cosa Nostra di Salemi (TP), così come accertato dalla Corte di Assise d’Appello di Palermo con sentenza del 10 dicembre 1991, n. 91.

Dai dati acquisiti tramite accertamenti compiuti – ai sensi dell’art. 1 d.l. 6 settembre 1982, n. 629 – dalla Guardia di Finanza di Reggio Emilia con riferimento agli anni 2017, 2018 e 2019, emergeva conferma dei rapporti intrattenuti con fornitori riconducibili alla consorteria ‘ndranghetistica. In particolare, era accertato che la società de qua era entrata in contatto con imprese i cui ruoli apicali erano ricoperti da soggetti pluripregiudicati o comunque stabilmente inseriti, anche per via di legami di parentela, nell’ambiente ‘ndranghetistico.

Per questi motivi, il 15 maggio 2020 veniva notificato alla società il provvedimento con cui la Prefettura di Reggio Emilia negava il rinnovo dell’iscrizione della stessa nella White list istituita ai sensi dell’art. 10-bis della legge n. 241/1990 e ne disponeva la contestuale cancellazione, rilevando come «secondo il principio del “più probabile che non” […] l’impresa in argomento, connotata da un esclusivo legame familistico, sia da un lato esposta al rischio di condizionamento da parte della criminalità organizzata, e dall’altro possa inquinare l’attività imprenditoriale edile in provincia attraverso un’intermediazione finanziaria che si avvale di prestazioni professionali che in maniera non occasionale hanno presentato forti controindicazioni ai fini antimafia».

Successivamente, l’ANAC comunicava l’avvenuta segnalazione del Provvedimento di diniego (del rinnovo) dell’iscrizione e il conseguente inserimento della relativa annotazione nel Casellario. Contro tale provvedimento, la società ricorreva al TAR Emilia Romagna - sede di Parma.

La pronuncia del Tribunale di Bologna - Sezione Misure di Prevenzione

Alla luce del carattere “occasionale” della agevolazione/infiltrazione mafiosa ravvisabile nel caso concreto, il Tribunale di Bologna ha applicato la misura del “controllo giudiziario” ex art. 34-bis codice antimafia, «essendo possibile formulare un giudizio sulla concreta possibilità di salvaguardare l’attività di impresa in seguito a un percorso che, sotto la guida dell’amministratore giudiziario, deve portare alla adozione di un c.d. modello di legalità».

Una misura che, non comportando lo spossessamento del compendio aziendale, risulta finalizzata «alla c.d. “vigilanza prescrittiva“, ossia a un recupero previa “bonifica” delle imprese proposte che si distingue dalle c.d. misure ablatorie tout court, quali sequestro e confisca»; una misura che, come evidenziato dalla Commissione Fiandaca, ha lo scopo di «promuovere il disinquinamento mafioso delle attività economiche salvaguardando, al contempo, la continuità produttiva e gestionale delle imprese».

Il controllo giudiziario. L’Amministratore Giudiziario, per la durata della misura di prevenzione (un anno), avrà il compito di:

➢ assicurare la propria presenza nella società, con accessi ripetuti e riunioni con il management della società almeno 2 volte al mese;

➢ intrattenere stabili rapporti con gli amministratori della società, con il personale direttivo e monitorare le modifiche e gli avvicendamenti adottati dall’organo riferendo al Tribunale;

➢ partecipare a tutte le assemblee riferendone gli esiti;

➢ prendere visione della documentazione contabile, predisporre un elenco dei fornitori e dei clienti nonché di debitori e creditori segnalando eventuali criticità o anomalie;

➢ controllare gli atti di disposizione o di acquisto o pagamento già effettuati, gli atti di pagamento ricevuti, nonché quelli che verranno effettuati nel periodo di vigenza della misura;

➢ sollecitare la società all’adozione di iniziative volte a contrastare potenziali infiltrazioni.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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