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L’interesse esclusivo dell’amministratore non libera l’ente da responsabilità 231

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L’interesse esclusivo dell’amministratore non libera l’ente da responsabilità 231

   

29 luglio 2021

Cass

I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

La sussistenza dell’interesse o del vantaggio – anche solo concorrente – della società, fa scattare la condanna ex D. Lgs. 231/2001: lo ha stabilito la Cassazione penale con sentenza n. 23300 del 15 giugno 2021, pronunciandosi in merito a un caso di truffa ai danni dello Stato (art. 640, comma 2, n. 1, c.p. e art. 24 del D. Lgs. 231/2001) finalizzata a ottenere un cospicuo finanziamento in conto capitale in assenza dei presupposti. A giudizio degli Ermellini, in tale ipotesi il reato va considerato commesso nell’interesse della persona giuridica che ottiene i capitali e li utilizza per la propria attività. La società potrebbe essere liberata solo laddove sia provato l’esclusivo interesse degli amministratori senza alcun vantaggio per l’ente (come nel caso in cui i proventi illeciti confluiscano sui loro conti correnti personali).

Il Collegio ha affermato che «in caso di truffa ai danni dello Stato finalizzata ad ottenere un cospicuo finanziamento in conto capitale in assenza dei presupposti, il reato risulta commesso proprio nell’interesse della persona giuridica che detti capitali ottiene ed utilizza per la propria attività, mentre diversamente sarebbe ove fosse stato dimostrato che il finanziamento illecito era stato immediatamente distratto a vantaggio esclusivo dei soci».

 

Il fatto. Il Tribunale di Bari aveva dichiarato una s.r.l. responsabile dell’illecito amministrativo di cui agli artt. 5 e 24 del D. Lgs. n. 231 del 2001, avendo la società beneficiato dell’indebito profitto derivante dal delitto di truffa commesso dagli amministratori in danno dello Stato. A seguito della conferma della pronuncia da parte della Corte di appello di Bari, il difensore della s.r.l. proponeva ricorso per Cassazione, deducendo la violazione di legge e la contraddittorietà della motivazione in ordine alla responsabilità dell’ente, non sussistente in caso di fatto-reato commesso nell’interesse esclusivo degli imputati del reato-presupposto. In particolare, si deduceva che l’impugnata sentenza non aveva fornito alcuna prova dell’interesse dell’ente alla realizzazione dei delitti.

L'interesse nel reato di truffa ai danni dello Stato. La questione giuridica sottesa al caso di specie, che ha portato la Cassazione a respingere il ricorso, ha evidenziato come i giudici di merito avessero adeguatamente spiegato per quali ragioni si dovesse ritenere sussistente il diretto interesse dell’ente alla realizzazione della truffa. Era infatti emerso che l’impianto industriale in cui aveva operato la società era stato costruito mediante l’utilizzo del profitto illecito della truffa, che transitava sui conti correnti della società. Inoltre l’operatività era stata raggiunta solamente grazie all’ottenimento di quel finanziamento frutto di artifizi.

L'interesse e il vantaggio. La Suprema Corte ha ricordato come l’art. 5 del D. Lgs. 231/2001 richieda che il fatto di reato, in grado di consentire il trasferimento di responsabilità dalla persona fisica all’ente, sia commesso nell’interesse o a vantaggio dello stesso, precisando al comma 2 che nessuna responsabilità potrà essere attribuita alla persona giuridica nel caso in cui i soggetti apicali abbiano agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi, e non quindi nell’interesse o a vantaggio dell’ente.

In proposito viene richiamata una pronuncia in tema di responsabilità degli enti per il delitto di false comunicazioni sociali secondo cui, in ipotesi di appostazione di dati infedeli nel bilancio di una società, allo scopo di far conseguire alla medesima illeciti risparmi fiscali, il reato deve ritenersi commesso nell’interesse della persona giuridica (Cass. pen., n. 40380 del 26/04/2012). Analogamente, gli Ermellini hanno ritenuto che in caso di truffa ai danni dello Stato finalizzata a ottenere un cospicuo finanziamento in conto capitale in assenza dei presupposti, il reato risulta commesso proprio nell’interesse della persona giuridica che ottiene e utilizza detti capitali per la propria attività. Diverso sarebbe, invece, il caso di finanziamento illecito immediatamente distratto a vantaggio esclusivo dei soci (circostanza mai emersa nel caso di specie).

La decisione della Cassazione. Secondo la Suprema Corte non è risultata decisiva la circostanza del concorrente interesse personale dei soci: c’è già stata occasione di affermare la sussistenza della responsabilità da reato dell’ente qualora la persona giuridica abbia avuto un interesse anche solo concorrente con quello dell’agente alla commissione del reato presupposto (Cass. pen., n. 24559 del 22/05/2013). Anche in altre pronunce è stato ribadito che alla persona giuridica sarà imputabile l’illecito anche allorquando l’agente, perseguendo il proprio autonomo interesse, finisca per realizzare quello dell’ente (Cass. pen., n. 10265 del 28/11/2013). Non è stato pertanto ritenuto decisivo il rilievo dell’interesse realizzato anche dai soci della s.r.l., avendo i giudici di merito verificato che il finanziamento illecito era stato comunque ricevuto dalla società e utilizzato per la realizzazione delle proprie ulteriori strutture e attività. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso e la condanna del ricorrente alle spese processuali.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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