Loading...

Interdittive antimafia: la «famiglia mafiosa allargata» e gli elementi sintomatici “accessori”

Home - News - Novità - Interdittive antimafia: la «famiglia mafiosa allargata» e gli elementi sintomatici “accessori”

Interdittive antimafia: la «famiglia mafiosa allargata» e gli elementi sintomatici “accessori”

   

31 marzo 2022

trib
I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

La terza sezione del Consiglio di Stato, chiamata a pronunciarsi in relazione a un’interdittiva emessa nei confronti di un’impresa individuale, con sentenza n. 1934 del 17 marzo 2022, ha ricordato che tanto il contesto ambientale e parentale nel quale l’impresa attinta da informativa opera, quanto la sua struttura organizzativa o societaria possono rilevare quali elementi sintomatici accessori, in grado di denotare, in concorso con altri, il possibile rischio di infiltrazione o di condizionamento mafioso.

Il fatto. Nel 2019 un’impresa individuale titolare di autorizzazione al commercio ambulante veniva raggiunta da un’informazione antimafia interdittiva ex art. 91, comma 5, del D. Lgs. n. 159/2011, dalla Prefettura di Reggio Calabria. L’informativa, unitamente alla revoca della SCIA avente a oggetto l’utilizzo di un posteggio per la vendita di articoli religiosi, giocattoli e oggettistica varia, veniva impugnata innanzi al TAR della Calabria per eccesso di potere per illogicità, travisamento dei fatti e abnormità valutativa. Il giudice di primo grado respingeva il ricorso con sentenza.

L'informativa antimafia. Nella pronuncia, il Consiglio di Stato in primis esamina il rilievo dato dall’informativa antimafia  al «compromesso intreccio di rapporti parentali» con pericolosi esponenti di una nota cosca mafiosa del territorio – peraltro contrapposta, nello stesso Comune, ad altra cosca parimenti pericolosa – e alla «pervasività della forza intimidatoria notoriamente esercitata dalla “famiglia” sul tessuto economico e sociale del territorio».

Il provvedimento prefettizio, in relazione ai plurimi legami di parentela con «soggetti controindicati», osservava che: il nipote del titolare dell’impresa ricorrente era coinvolto per favoreggiamento in una strage; i due coniugi avevano precedenti penali per abusivismo edilizio e ricettazione; i fratelli della sig.ra –omissis– erano stati tratti in arresto per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e di armialcuni di questi sono assurti alla ribalta della cronaca nazionale ed internazionale per l’efferatezza di alcuni delitti di cui si sono resi protagonisti, come quello commesso in occasione della strage di –OMISSIS-»).

Il medesimo provvedimento inquadrava, inoltre, l’attività svolta dalla ditta del ricorrente (commercio ambulante su aree demaniali in concessione) nel novero di quelle ritenute particolarmente esposte all’influenza della criminalità organizzata.

Come si legge, «tra le motivazioni che hanno portato il Presidente della Repubblica a sciogliere il consiglio comunale (…) rientrano le concessioni - box area mercatale - rilasciate dall’Ente Locale, collocate in una zona particolarmente esposta in quanto si connota per essere l’epicentro della ‘ndrangheta a livello provinciale».

Gli elementi sintomatici "accessori" del rischio di infiltrazione/condizionamento mafioso. I giudici citano poi l’orientamento giurisprudenziale seguito dalla medesima sezione1, che già nel 2019 ha precisato «che tanto il contesto ambientale e parentale nel quale opera l’impresa attinta da informativa, quanto la sua struttura organizzativa o societaria, possono rilevare quali elementi sintomatici accessori, in grado di denotare, in concorso con altri, il possibile rischio di infiltrazione o di condizionamento mafioso».

Nell’ambito di questa giurisprudenza – continuano i giudici – «si è ulteriormente precisato che

- l’amministrazione può dare rilievo anche ai rapporti di parentela tra titolari e familiari che siano soggetti affiliati, organici o contigui a contesti malavitosi laddove tali rapporti, per loro natura, intensità, o per altre caratteristiche concrete, lascino ritenere, secondo criteri di verosimiglianza, che l’impresa ovvero che le decisioni sulla sua attività possano essere influenzate, anche indirettamente, dalla criminalità organizzata;

- tale influenza può essere desunta dalla doverosa constatazione che l’organizzazione mafiosa tende a strutturarsi secondo un modello “clanico”, che si fonda e si articola, a livello particellare, sul nucleo fondante della famiglia, sicché in una famiglia mafiosa anche il soggetto che non sia attinto da pregiudizio mafioso può subire, nolente, l’influenza, diretta o indiretta, del capofamiglia e dell’associazione;

- a comprovare la verosimiglianza di tale pericolo assumono rilevanza sia circostanze obiettive, come la convivenza, la cointeressenza di interessi economici, il coinvolgimento nei medesimi fatti che pur non abbiano dato luogo a condanne; sia le peculiari realtà locali, ben potendo l’amministrazione evidenziare come sia stata accertata l’esistenza su un’area più o meno estesa del controllo di una “famiglia” e del sostanziale coinvolgimento dei suoi componenti;

- il puntuale riferimento ai vincoli familiari con soggetti controindicati, doverosamente considerati nei provvedimenti prefettizi, non esprime, dunque, alcuna presunzione tesa ad affermare che il legame parentale implica necessariamente la sussistenza del pericolo di infiltrazione mafiosa, ma vale a descrivere la situazione, concreta ed attuale, nella quale l’impresa si trova ad operare;

- la rilevanza sintomatica di tali legami può risultare ulteriormente corroborata (…) anche dal fatto che la parte ricorrente (…) non abbia dato prova di alcuna sua scelta di allontanarsi o di emanciparsi dal contesto familiare di riferimento».

L'impresa a conduzione familiare. In relazione alla composizione della compagine imprenditoriale, il Consiglio di Stato richiama l’orientamento2 seguito in merito al particolare rilievo che assume – nell’ambito della prevenzione antimafia – la caratterizzazione di un’impresa quale società a conduzione familiare.

Come si legge nella pronuncia, «proprio quando dietro la singola realtà d’impresa vi è un nucleo familiare particolarmente compatto e coeso (come appunto nel caso di specie) allora è statisticamente più facile che coloro i quali sono apparentemente al di fuori delle singole realtà aziendali possano curarne (o continuare a curarne) la gestione o, comunque interferire in quest’ultima facendo leva sui più stretti congiunti. È altrettanto noto che proprio il nucleo familiare “allargato”, ma unito nel curare gli “affari” di famiglia, è uno degli strumenti di cui più frequentemente si serve la criminalità organizzata di stampo mafioso per la penetrazione legale nell’economia (si veda la pronuncia dell’Adunanza Plenaria n. 3 del 2018 che richiama, a sua volta, i principi già espressi nella sentenza della terza sezione n. 1743 del 2016 (…)».

Tali considerazioni muovono dall’assunto logico generale secondo cui, nei contesti sociali in cui il fenomeno mafioso attecchisce, all’interno della famiglia possono verificarsi fenomeni di «influenza reciproca» di comportamenti, cointeressenze, solidarietà, coperture, soggezioni o tolleranza, «quindi variegate sfumature di contiguità e influenze, tutte desumibili non dalla considerazione (in sé errata e in contrasto con i principi costituzionali) che il parente di un mafioso sia anch’egli mafioso, ma dalla più oggettiva constatazione della struttura dell’organizzazione mafiosa, articolata in forma clanica e imperniata, a livello particellare, sulla cellula nucleare e fondante della “famiglia”».

Pertanto, anche il soggetto non attinto da pregiudizio mafioso può subire, pur non volontariamente, l’influenza del “capofamiglia” e dell’associazione, anche per quel che concerne i loro reciproci rapporti economici. Assumono quindi particolare rilevanza non solo le circostanze obiettive e i legami parentali sopra menzionati – «la peculiare gravità dei curricula criminali presi in esame» e l’intensità del legame di sangue che lega tali soggetti alla ricorrente – ma anche il contesto sociale: le peculiari realtà locali e la connotazione del territorio e del fenomeno mafioso ivi dominante, del quale i familiari menzionati costituiscono figure esponenziali di spicco.

 

Cfr. Consiglio di Stato, Sez. III, sentenze n. 5547, 5480 e 5  I giudici richiamano, ex multis, Cons. Stato, sez. III, sent. n. 803 del 2019.410 del 2018.

Cfr. Consiglio di Stato, Sez. III, sentenze n. 5547, 5480 e 5410 del 2018.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

Iscriviti alla Newsletter
Ricevi i nostri aggiornamenti
Iscriviti tramite Facebook
... oppure inserisci i tuoi dati:
L'indirizzo al quale desideri ricevere le newsletter.
Acconsento al trattamento dei miei dati personali (Regolamento 2016/679 - GDPR e d.lgs. n.196 del 30/6/2003)  Privacy