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Interdittive antimafia: l’agevolazione occasionale e l’introduzione del contraddittorio

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Interdittive antimafia: l’agevolazione occasionale e l’introduzione del contraddittorio

   

29 novembre 2021

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I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

Il decreto legge n. 152/2021, approvato il 27 ottobre 2021 dal Consiglio dei Ministri e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 6 novembre – recante disposizioni urgenti per l’attuazione dell’ormai noto PNRR e la prevenzione delle infiltrazioni mafiose – apporta importanti modifiche normative al Codice antimafia: tra queste, nuove misure amministrative a disposizione del prefetto in caso di agevolazioni occasionali, e l’introduzione del contraddittorio nel procedimento di rilascio delle informazioni antimafia.

L'introduzione del contraddittorio. In adesione alla recente giurisprudenza del Consiglio di Stato (si vedano sent. Consiglio di stato n. 02343/2018, Reg. Prov. Coll. n. 09251/2017 REG.RIC. e sent. Consiglio di stato n. 6754/2020), è stato introdotto – in assenza di esigenze di celerità o di salvaguardia di procedimenti o attività processuali in corso – il principio del contraddittorio nell’ambito delle attività propedeutiche al rilascio delle informazioni antimafia.

Nel dettaglio, l’impresa sotto indagine, destinataria di un “preavviso di interdittiva o della misura amministrativa di prevenzione collaborativa”, avrà un termine breve (non superiore a 20 giorni) per chiedere di farsi ascoltare e produrre memorie esplicative. La procedura del contraddittorio si concluderà entro sessanta giorni dalla data di ricezione della comunicazione. 

Infine, il tribunale, nel disporre il controllo giudiziario delle imprese precedentemente colpite da interdittiva, dovrà sentire anche il prefetto che ha adottato il relativo provvedimento.

La prevenzione collaborativa. Significativa è poi la disposizione che riconosce al prefetto la possibilità di ricorrere – nei casi di tentativi di infiltrazione mafiosa riconducibili a situazioni di agevolazione occasionale – a misure amministrative di prevenzione collaborativa, in alternativa all’emanazione di un’interdittiva antimafia.

Al termine della procedura del contraddittorio, in luogo dell’informazione antimafia liberatoria o dell’adozione dell’informazione antimafia interdittiva, è prevista una terza soluzione, disciplinata dal nuovo art. 94-bis D. Lgs. 159/2011 (come modificato dal D.L. 152/2021). Il prefetto sarà pertanto chiamato a verificare non solo il rischio di infiltrazione mafiosa, ma anche l’occasionalità, mediante un’impegnativa istruttoria a ritroso che, se da un lato potrebbe dilatare anche notevolmente i tempi di valutazione, dall’altro dovrebbe sostituire la logica del sospetto con una più prudenziale gradualità.

In particolare, all’impresa potrà essere prescritta l’osservanza, per un periodo non inferiore a 6 e non superiore a 12 mesi, di una serie di stringenti misure di controllo “attivo” (obbligo di comunicazione costante degli investimenti, delle assunzioni, e di tutto quanto ruoti intorno alla vita dell’impresa) che consentiranno alla medesima di continuare a operare sotto la stretta vigilanza dell’Autorità statale. A tali fini, viene anche riconosciuta al prefetto la possibilità di nominare esperti (di numero non superiore a tre) individuati nell’albo nazionale degli amministratori giudiziari.

In pratica, lo Stato “terrà d’occhio” l’impresa, evitando che questa possa compiere azioni volte a favorire la mafia. Alla scadenza del termine di durata delle misure, se il prefetto accerterà l’assenza di tentativi di infiltrazione mafiosa, rilascerà un’informazione antimafia liberatoria. In virtù di un’apposita norma transitoria, il nuovo istituto sarà applicabile anche ai procedimenti amministrativi pendenti alla data di entrata in vigore del decreto legge.

Alla luce di tali novità, secondo alcuni il rischio è che, invece di sburocratizzare, si vada nel senso opposto. In assenza di risposta della prefettura entro 45 giorni, in effetti, i finanziamenti pubblici verranno ugualmente erogati e gli appalti assegnati alle imprese, sebbene prevedendo una clausola di recesso. Inoltre, il macro-contenitore dell’agevolazione occasionale, dai contorni tuttora incerti, necessita ancor di più di una puntuale specificazione in modo da orientare, secondo paradigmi stringenti, l’intervento prefettizio.

Per altro verso, le nuove disposizioni lasciano trapelare le aspettative che il Legislatore ripone nell’adozione e, soprattutto, nell’efficace attuazione dei Modelli organizzativi previsti dal D. Lgs. n. 231/2001, che ancora una volta si confermano tra gli strumenti più idonei a comprovare l’agire secondo Legalità o, comunque, la volontà dell’impresa di intraprendere Percorsi di Legalità. Il D.L. 152/2021 contempla infatti l’adozione e l’efficace attuazione ex ante del Modello, quale circostanza finalizzata a sottrarre l’ente alle dannose conseguenze connesse al rilascio dell’interdittiva antimafia. In questo senso, la novità legislativa si pone nel solco di quanto talvolta già accaduto nel senso di una collaborazione operativa tra prefettura ed enti (sul tema cfr. anche “I modelli organizzativi di gestione e controllo quali strumenti per la revoca delle interdittive antimafia”). Di seguito si propone un caso riguardante il territorio casertano.

Il caso. Un’impresa interessata da segnali di concreta agevolazione occasionale del clan camorristico dei casalesi, a seguito di ricorso formulato ai sensi dell’art. 34 bis, comma 6, del D. Lgs. n. 159/2011, è stata ammessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sez. Misure di Prevenzione alla misura di prevenzione non ablativa del controllo giudiziario, introdotta dalla L. 17 ottobre 2017 n. 161.

Nel 2018, il Tribunale affidava al controllore giudiziario il compito di affiancare gli organi di amministrazione della società nei compiti gestionali, con obbligo dell’amministratore della società di comunicazione preventiva degli atti di gestione maggiormente significativi (ogni atto, assunto o deliberato, comportante una spesa superiore ai 5.000,00 euro). All’amministratore della società veniva invece imposto di adottare ed efficacemente attuare idonee misure organizzative ai sensi del D. Lgs. n. 231/2001.

All’esito del disposto periodo di controllo, il Tribunale, pur ritenendo superati gli aspetti di criticità e i pericoli individuati nella informazione antimafia, manifestava perplessità sul completo recupero di legalità dell’attività d’impresa: in primo luogo, per il settore di operatività (ambiente ed energia), di particolare interesse della criminalità organizzata (nonostante nel periodo di vigilanza non fosse emerso alcun concreto pericolo di infiltrazione); in secondo luogo, le modalità di esercizio dell’attività denotavano il ricorso a forme non corrette di partecipazione a gare di appalto del servizio di raccolta dei rifiuti. Come sviluppo della misura già adottata, veniva pertanto disposta l’amministrazione giudiziaria per un anno.

La società de qua – con il supporto consulenziale di G.R.A.L.E. – ha intrapreso un percorso di riorganizzazione aziendale mediante la costruzione di un sistema di gestione anti-corruzione e strumenti di prevenzione del rischio, quali l’adozione del Modello Organizzativo di Gestione e Controllo ex D. Lgs. n. 231/2001, il rafforzamento del presidio dell’Organismo di Vigilanza, i modelli di whistleblowing per la segnalazione di illeciti. Una bonifica radicale della società che ne ha nettamente incrementato la sicurezza e trasparenza e che, al tempo stesso, rappresenta un’innovazione per il territorio campano in termini di struttura e organizzazione aziendale. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sez. Misure di Prevenzione, condivisa la necessità di completare il programma di sostegno e di aiuto all’impresa amministrata, ha prorogato di sei mesi l’amministrazione giudiziaria in atto.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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