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Imprese e organizzazioni criminali. Un ulteriore esempio di resilienza imprenditoriale

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Imprese e organizzazioni criminali. Un ulteriore esempio di resilienza imprenditoriale

   

29 settembre 2021

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I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

La Direzione investigativa antimafia – DIA ha recentemente illustrato l’attività svolta nel secondo semestre 2020. Dal bilancio della Relazione emerge la facilità con cui le organizzazioni criminali sono penetrate nel sistema sociale ed economico, fortemente provato dalle restrizioni sanitarie dovute alla crisi pandemica ancora in corso.

Meno violenza, ma più infiltrazioni, soprattutto nel settore manifatturiero, del commercio, del turismo e della ristorazione. Il rapporto evidenzia inoltre l’elevato numero di interdittive antimafia a carico di imprese casertane.

Abbiamo già visto come, con percorsi di legalità e di risanamento (vd. “I modelli organizzativi di gestione e controllo quali strumenti per la revoca delle interdittive antimafia”) le imprese colpite da interdittive, grazie alla compliance 231, possono affrontare e superare anche i rischi derivanti da possibili infiltrazioni mafiose, come accaduto nell’esempio che riportiamo di seguito.

 

Il rapporto della DIA. Una grave contaminazione dell’economia legale, attuata non solo con lo spaccio di droga, il gioco d’azzardo, lo sfruttamento della prostituzione e il contrabbando: le organizzazioni malavitose mirano anche alle imprese, utilizzate come scatole cinesi per riciclare il denaro sporco, e s’insinuano negli affari pubblici.

Nel secondo semestre del 2020, il fenomeno ha trovato riscontro in una serie di rilevanti attività investigative, preventive e giudiziarie, descritte nei paragrafi della Relazione dedicati alle singole regioni e province italiane.

La criminalità organizzata campana. In particolare, dal rapporto della DIA emerge che nel mirino della criminalità organizzata campana ci sono il settore turistico-alberghiero, la ristorazione, l’edilizia, il settore dei rifiuti, delle imprese funebri, del gioco lecito e delle scommesse, oltre agli istituti di vigilanza, ai servizi strumentali alle gestioni ospedaliere e alle sanificazioni.

Le interdittive antimafia. Emergono, inoltre, le numerose interdittive antimafia per imprese di Terra di Lavoro, operanti prevalentemente nei comparti dell’edilizia, dell’agricoltura e allevamento (e connesse attività casearie), degli autotrasporti e delle onoranze funebri.
Tali provvedimenti talvolta costituiscono l’incipit di tortuose vicende che, se correttamente gestite in direzione della Legalità, possono anche concludersi positivamente. Riportiamo, a fini esemplificativi, il caso di un’impresa casertana.

Il caso. Nel gennaio 2018, al termine di un’articolata attività investigata della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, l’amministratore di una società casertana, operante nel settore edile, veniva accusato e arrestato per associazione a delinquere di stampo camorristico (art. 416-bis c.p.). L’imprenditore, finito nella rete di una maxi operazione contro la ‘ndrangheta in corso tra Italia e Germania, veniva accostato a una cosca criminale calabrese, infiltratasi in diversi settori economici e imprenditoriali, sia in Italia che all’estero, e in grado di gestire affari per milioni di euro.

A venti giorni dall’arresto, i giudici del Tribunale del Riesame, visti gli atti depositati, annullavano la misura cautelare per mancanza di gravi indizi di colpevolezza. In particolare, dal contenuto delle intercettazioni telefoniche, non erano emersi elementi sufficienti per sostenere un’agevolazione alle attività del clan coinvolto. Ciononostante, la Prefettura di Caserta avviava le procedure per l’interdittiva antimafia (art. 91 del D. Lgs. 6/9/2011 n. 159 – Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione) avverso la società, che si vedeva così revocare tutti gli appalti e le concessioni in essere, e pertanto costretta a licenziare i suoi dipendenti.

L’imprenditore chiedeva al Tribunale delle misure di prevenzione che la società fosse sottoposta alla misura del controllo giudiziario di cui all’art. 34-bis del D. Lgs. n. 159/2011, per la “bonifica” dell’azienda. Nel frattempo, la procura appellava in Cassazione la sentenza del Tribunale del Riesame. Il ricorso veniva dichiarato inammissibile.

Nel settembre 2019, il g.u.p. del Tribunale di Catanzaro decideva per l’assoluzione definitiva «perché il fatto non sussiste». Dopo poco, il decreto del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dichiarava conclusa positivamente la procedura del controllo giudiziario: per la società non era emerso alcun dato significativo sintomatico di fatti estranei alla normale gestione aziendale. Veniva pertanto accettata anche la richiesta d’iscrizione alla White list provinciale ex art. 53 della Legge n. 190/2012.

Il Consiglio di Stato. Tuttavia, la situazione precipita ancora una volta per la società, che nel frattempo riprende a lavorare e a contrattualizzare con la P.A. Nell’estate del 2020, infatti, la Procura di Catanzaro propone appello avverso la sentenza di assoluzione. Nel gennaio 2021, il controllo giudiziario viene vanificato: il Consiglio di Stato rigetta il ricorso contro l’interdittiva, ritenendo che i fatti contestati, pur non essendo idonei a sostenere una condanna in sede penale, sono tuttavia idonei a sostenere l’interdittiva antimafia.

Qualche mese dopo, in relazione alla richiesta di rinnovo dell’iscrizione nella White list, il Prefetto di Caserta comunica “motivi ostativi”, fondati sull’impugnazione proposta dal Pm avverso l’assoluzione del ricorrente, e sull’esame delle intercettazioni telefoniche già vagliate dalla magistratura in sede di assoluzione.

Per superare l’ennesimo ostacolo, l’impresa – con il supporto consulenziale di G.R.A.L.E. – prosegue il suo iter di risanamento. Un percorso in direzione della Legalità, con una compliance non meramente cartolare: alla normativa ex D. Lgs. n. 231 – con la nomina di un nuovo Organismo di Vigilanza e la riprogettazione di un Modello Organizzativo di Gestione e Controllo – e non solo, riuscendo a ottenere peraltro, nel settembre 2021, il rinnovo dell’iscrizione nella White list della Prefettura di Caserta.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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