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I modelli organizzativi di gestione e controllo quali strumenti per la revoca delle interdittive antimafia

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I modelli organizzativi di gestione e controllo quali strumenti per la revoca delle interdittive antimafia

   

15 luglio 2021

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I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

La vicenda che si esamina è di particolare interesse perché mostra una potenzialità dei modelli organizzativi di gestione e controllo non ancora del tutto esplorata: quella di costituire un valido strumento per il recupero della legalità, da adottare da parte di un’impresa colpita da provvedimento di interdittiva, al fine di ottenere la revoca del provvedimento prefettizio.

 

Il fatto. Nel 2015 una società operante nel settore degli appalti riceveva nota prefettizia recante “Informazioni antimafia ai sensi dell’art. 91 del D. Lgs. 159/2011 s.m.i. Trasmissione provvedimento ai sensi dell’art. 92, comma 2bis del D. Lgs. 159/2011” con la quale il Prefetto di Caserta informava che nei confronti della cooperativa e dell’amministratore unico, allo stato degli accertamenti, sussistevano le situazioni relative ai tentativi di infiltrazione mafiosa di cui all’art. 84, comma 4 e art. 91, comma 6 del D. Lgs. 6/9/2011 n. 159 (Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione).

Proposto immediatamente ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania – Napoli, emergeva il quadro indiziario sulla base del quale l’UTG di Caserta aveva emanato il provvedimento. In particolare, la società risultava essere in vario modo accomunata e vicina agli ambienti della malavita organizzata, tenuto conto della natura degli intrecci del fenomeno mafioso nel contesto geografico particolarmente difficile in cui opera.

Nel 2017 il ricorso veniva pertanto definito con sentenza di rigetto, e pari esito aveva anche il successivo appello interposto dinanzi al Consiglio di Stato.

Successivamente, elementi diversi e contrari, non valutati nel richiamato provvedimento interdittivo, facevano venir meno o, quantomeno, rendevano remoto – in parte controbilanciando, in parte smentendo e, in ogni caso, superando la portata sintomatica – il pericolo d’infiltrazione mafiosa. Medio tempore il gip aveva infatti rigettato la richiesta di sequestro preventivo e, successivamente, condividendo quanto dedotto dal P.M. e non prospettando l’utilità di ulteriori indagini, faceva seguire anche l’archiviazione del procedimento ai sensi dell’art. 409 c.p.p.

Sulla base di tali risultanze processuali, l’amministratore della società fondava la richiesta di riesame del provvedimento interdittivo, che tuttavia la Prefettura rigettava, ravvisando nel quadro indiziario raccolto elementi di una qualificata probabilità del pericolo di infiltrazione mafiosa.

 

Il percorso di legalità e risanamento. A seguito dell’ulteriore conferma del provvedimento interdittivo, al fine di incrementare e potenziare i presidi di prevenzione del rischio di reati, la società intraprendeva un iter di risanamento avvalendosi del costante supporto del “Gruppo di Ricerca e Azione sulla Legalità e l’Etica – G.R.A.L.E.”, spin-off dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” particolarmente attivo sul fronte della legalità dell’azione pubblica e dell’attività di impresa. Il percorso di legalità avviato, finalizzato alla costruzione di un presidio interno di controllo necessario a fronteggiare la situazione causata dalla informativa antimafia, apportava un notevole consolidamento dei presidi preventivi: mediante l’adozione di un Codice Etico, di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi e per gli effetti del D. Lgs. n. 231/2001, e con la nomina di un Organismo di Vigilanza.

Alla luce del mutato scenario, nel 2020 la società de qua rivolgeva all’Autorità Prefettizia un’istanza di aggiornamento con contestuale richiesta di rilascio di provvedimento liberatorio, ponendo l’attenzione sui sostanziali cambiamenti apportati sul versante dell’organizzazione aziendale.

 

L'effetto benefico della compliance al D.Lgs. 231/2001. In particolare, con il Codice Etico adottato per dichiarare i princìpi di valore condivisi all’interno della compagine aziendale, e parte essenziale del Modello Organizzativo ex D. Lgs. 231/01, la società ha definito gli impegni e le responsabilità etiche e comportamentali che assume e attua nell’esercizio della propria attività di impresa.

Nell’ambito delle strategie di dettaglio per la risoluzione definitiva delle problematiche legate all’interdittiva di cui sopra, e allo scopo di individuare ulteriori misure da predisporre per realizzare un controllo sempre più stringente sui processi aziendali, è stato deciso di  adottare un Modello di organizzazione e gestione (c.d. MOG) particolarmente attento ai profili di organizzazione aziendale che possono manifestarsi maggiormente sensibili ai rischi di infiltrazioni da parte di organizzazioni criminali.

Tale attività ha condotto all’approvazione di protocolli di conformità al D. Lgs. n. 231/2001 relativamente: alla gestione dei rapporti con la P.A.; alla selezione, assunzione e gestione del personale; alla gestione dei servizi operativi e al rispetto degli adempimenti in materia di sicurezza e salute sul lavoro, nonché alla tutela ambientale; alla gestione della tesoreria, della formazione del bilancio e dei rapporti con i soci e con gli organi di controllo; alla gestione delle infrastrutture tecnologiche e dei sistemi informativi; ai criteri e alle modalità di gestione del processo di approvvigionamento di beni, materiali e servizi, nonché alla procedura di qualifica e selezione dei fornitori, finalizzati ad assicurare il rispetto dei principi di efficacia, efficienza ed economicità, oltre che di libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, pubblicità.

A presidio del rispetto del Modello, ai sensi dell’art. 6.1 lett. b) del D. Lgs. 231/2001 è stato nominato un Organismo di Vigilanza, optando per la forma monocratica in quanto composto da un professionista dalle elevate competenze specifiche in materia, pienamente rispondente ai requisiti di autonomia, indipendenza, professionalità e onorabilità, avendo questi ricoperto ruoli istituzionali di primario livello, anche in aziende di respiro nazionale e internazionale.

 

L’indubbio effetto benefico dei presidi 231, vera novità e valore aggiunto per compagine aziendale – come detto in precedenza, la precedente richiesta di liberatoria non aveva infatti riscosso esito positivo, portando comunque a un rigetto del riesame nel 2020 – ha contribuito a far ottenere la revoca dell’interdittiva alla società, che potrà ora proseguire le sue attività imprenditoriali nel rispetto della Legalità. Un esempio di compliance non meramente cartolare alla normativa ex D. Lgs. 231/2001, della sua efficacia anche nella prevenzione secondaria, e un incoraggiamento per le imprese in direzione della predisposizione di Modelli 231 sartoriali.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

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