Loading...

Food delivery: dopo il caso Uber le imprese si impegnano ad adottare il Modello ex D.Lgs. 231/2001

Home - News - Novità - Food delivery: dopo il caso Uber le imprese si impegnano ad adottare il Modello ex D.Lgs. 231/2001

Food delivery: dopo il caso Uber le imprese si impegnano ad adottare il Modello ex D.Lgs. 231/2001

   

04 dicembre 2020

Food

I diritti delle immagini appartengono ai rispettivi proprietari (che saremo lieti di indicare in caso di richiesta).

Nuove evoluzioni dopo la pronuncia del Tribunale di Milano dello scorso maggio (Trib. Milano, Sez. misure di prevenzione, decreto del 27 maggio 2020, n. 9) che, dopo aver accertato la sottoposizione a condizioni di sfruttamento dei riders impiegati nelle consegne a domicilio di prodotti alimentari, aveva disposto la misura di prevenzione patrimoniale dell’amministrazione giudiziaria ex art. 34, D. Lgs. n. 159/2011 (Codice antimafia) nei confronti di Uber Italy s.r.l.


La pronuncia del Tribunale di Milano

Sul presupposto della sussistenza di indizi gravi, precisi e concordanti circa l’agevolazione, da parte della società Uber Italy s.r.l., di condotte penalmente rilevanti di sfruttamento del lavoro − poste in essere dai titolari di due imprese con sede a Milano (la ditta individuale Flash Road City e la società FRC s.r.l.) che gestivano il servizio di food delivery in quattordici città italiane − veniva adottata una misura di prevenzione sviluppatasi nel terreno del contrasto alle mafie, al fine di riorientare i rapporti di lavoro nell’ambito della economia informale e deregolamentata della c.d. gig economy.

Il modus operandi degli intermediari italiani, secondo la ricostruzione operata nel provvedimento, si sostanziava nello sfruttamento della manodopera − reclutata perlopiù tra i migranti richiedenti asilo, in maggioranza dimoranti presso centri di accoglienza − approfittando delle condizioni di bisogno e di particolare “vulnerabilità e di isolamento sociale”.

Ai rider, già retribuiti a cottimo “puro” con paghe irrisorie (tre euro netti per ciascuna consegna, a prescindere dalla strada percorsa, dal tempo impiegato, dalla fascia oraria, dai giorni feriali o festivi, e dalle condizioni climatiche), venivano sottratte le mance eventualmente ottenute dai consumatori finali e imposte penalità consistenti nella deduzione pari a cinquanta centesimi a consegna (sia in ipotesi di mancate accettazioni delle consegne inferiori al 95%, sia in caso di cancellazioni superiori al 5% degli ordini).

Da una simile condizione di precarietà e dal complessivo atteggiamento minatorio, ritorsivo e mortificante dei rider, il Tribunale di Milano tracciava un quadro di sopraffazione e sfruttamento tale da integrare gli estremi del delitto di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” di cui all’art. 603 bis c.p.

Protocolli di legalità. Dinanzi a tale provvedimento, in data 6 novembre 2020, le principali società operanti nel settore del food delivery hanno deciso di sottoscrivere a Milano due protocolli sperimentali di legalità contro il caporalato, l’intermediazione illecita e lo sfruttamento dei lavoratori. Il primo protocollo è stato sottoscritto da Assodelivery (che comprende le principali imprese del settore quali Uber Italy, Glovo, Just Eat Takeaway, Deliveroo e Social Food) e i sindacati CGIL CISL e UIL; il secondo protocollo, dal medesimo contenuto, è stato sottoscritto da Assodelivery e UGL.

Grande rilevanza è stata data all’impegno delle società coinvolte ad adottare modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D.lgs. n. 231/2001 (c.d. MOG) idonei ed efficaci − anche in relazione al rischio di commissione dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro − e di un Codice Etico, da adottare da parte delle società aderenti ad Assodelivery nel termine di sei mesi dalla stipula dei Protocolli. Le imprese si sono altresì impegnate a non ricorrere a società terze per l’individuazione dei fattorini da impiegare fin quando non verrà istituito un albo nazionale delle imprese autorizzate.

Verrà, inoltre, costituito un organismo di Garanzia, composto dai rappresentanti delle singole società del settore, con il compito di vigilare, in posizione di terzietà, sulle condizioni e sulle dinamiche lavorative dei riders.

Le nuove forme di contrasto alle infiltrazioni criminose nelle imprese

Il provvedimento dei giudici meneghini dello scorso maggio risultava particolarmente interessante per la rinnovata applicazione dell’istituto della amministrazione giudiziaria, misura di prevenzione che segna uno spostamento della risposta ai fenomeni di sfruttamento da un piano unicamente repressivo a quello del recupero di legalità, attraverso un meccanismo misto di controllo dall’esterno da parte dell’autorità (anche giudiziaria) e di partecipazione da parte dell’impresa. Invero, nel contrasto a fenomeni di sfruttamento della forza lavoro in settori quali quelli della gig economy, deve essere senza dubbio privilegiata una strategia proattiva, basata su processi di auto-responsabilizzazione delle aziende verso l’adozione di un modello comportamentale/gestionale virtuoso.

«[L]a reazione dell’ordinamento, di tipo sempre più marcatamente amministrativo-preventiva, è stata, quindi, tesa ad adottare strumenti di contrasto volti a intercettare flussi di denaro di provenienza illecita e a escludere dal tessuto produttivo le imprese e i soggetti ritenuti legati in qualche modo alla malavita organizzata. Queste costruzioni di politica criminale, tese a individuare strumenti non più di puro contrasto, sembrano essere ispirate – magari inconsapevolmente – alla teoria della finestra rotta, enunciata per la prima volta, nel 1982 da due studiosi americani, Wilson e Kelling» (“GIG ECONOMY E RECUPERO DELLA LEGALITÀ” di Andreana Esposito in La Legislazione penale).

Secondo tale teoria, «se una finestra di un edificio dismesso viene rotta da qualcuno, e non si provvede a ripararla urgentemente, presto anche tutte le finestre saranno rotte, a un certo punto qualcuno entrerà abusivamente nell’edificio, qualche tempo dopo l’intero palazzo diventerà teatro di comportamenti vandalici». Il collegamento tra le finestre rotte e le politiche criminali è, secondo Wilson e Kelling, nel dato che «il degrado urbano indurrebbe nella comunità un senso di abbandono, di mancata attenzione da parte dell’autorità, destinato a facilitare comportamenti devianti. Il degrado eleva la soglia di indifferenza della comunità urbana verso varie forme di devianza, con la conseguenza di produrre il consolidamento di culture criminali» (A. De Giorgi, Zero Tolleranza. Strategie e pratiche delle società di controllo, Roma 2000, 106).

«Ai fini che in questa sede interessano, l’aspetto della teoria dei criminologi neo-conservatori statunitensi è quello che punta sulla necessità della creazione di una diffusa percezione del rispetto della legalità per alzarne il livello. E in questo processo di costruzione della legalità, è noto, le scelte di politica criminale devono andare ben oltre gli interventi punitivi. Il diritto penale è adatto agli interventi puntuali, relativi a singoli fatti, non a combattere macro-fenomeni di criminalità diffusa (…) ferma restando la tutela penale in caso di condotte maggiormente offensive (ipotesi quali percosse, lesioni, violazioni della normativa antinfortunistica fino alla riduzione in servitù), la reazione ordinamentale deve essere tesa anche a un recupero di legalità dei fenomeni di intermediazione mediante strumenti altri dalla repressione punitiva. Il che, tra l’altro, non può che ripercuotersi sulla opportunità di collaborazione dell’impresa nel processo di recupero di eticità e legalità di talune prassi ordinarie di comportamento imprenditoriale».

In tale ottica special preventiva, di contrasto al perenne intervento della sanzione, acquistano particolare rilievo i Modelli 231, quali strumenti per dettagliare l’assetto organizzativo dell’ente, volti non solo a recepire la normativa nazionale e transnazionale, ma anche a valorizzare le c.d. best practice della singola realtà aziendale, unitamente ai codici etici e di autodisciplina. Una concezione di controllo fisiologico della gestione di impresa inteso dunque come opportunità e non come costo. 

Per un approfondimento sul tema e sul caso di specie consulta l'allegato.

G.R.A.L.E.

Via Mazzocchi, 68
Palazzo Melzi
81055 Santa Maria Capua Vetere (CE)

C.so Umberto I, 34
80138 Napoli

 

Iscriviti alla Newsletter
Ricevi i nostri aggiornamenti
Iscriviti tramite Facebook
... oppure inserisci i tuoi dati:
L'indirizzo al quale desideri ricevere le newsletter.
Acconsento al trattamento dei miei dati personali (Regolamento 2016/679 - GDPR e d.lgs. n.196 del 30/6/2003)  Privacy